Sicurezza
«Schiaffo a Marino e alla città chiudere il museo»
L’ex sindaco ed ex senatore Vannino Chiti sprona il Comune a ricucire i rapporti con Firenze per bloccare il trasferimento
PISTOIA. «Nei primi anni ‘80, Marina (Mercedes “Marina” Pedrazzini, moglie di Marino Marini, nda) era molto amareggiata e dispiaciuta per i ritardi nella realizzazione del museo di San Pancrazio a Firenze, dedicato a Marino. Allora, con un’unità di intenti che vide la collaborazione di numerosi soggetti istituzionali e il mutuo concesso dall’allora Cassa di Risparmio, decidemmo di investire sul Complesso del Tau per realizzare a Pistoia il museo dedicato a Marino. La sede che avrebbe ospitato il primo nucleo di opere già donate alla città dal Maestro e dalla moglie Marina. I disegni, i gessi e le sculture, e Il Miracolo, che già si trovava nell’atrio del Palazzo Comunale. Affidammo il progetto all’architetto Gurrieri. Marina ne rimase entusiasta. La scelta di trasferire le nostre opere a Firenze, dunque, va contro la sua volontà e contro il patto che la città di Pistoia strinse con lei per onorare la memoria di Marino, nostro illustre concittadino».. A parlare è Vannino Chiti, che tra il 1982 e il 1985 fu sindaco di Pistoia. Proprio a cavallo degli anni in cui Pistoia fu scelta dall’artista pistoiese e dalla moglie come città che doveva ospitare il Centro di documentazione dell’opera di Marino Marini (istituito con una prima donazione a Pistoia di opere e documenti dallo stesso Marino nel 1979, un anno prima di morire) e nel 1983 quando la moglie dette vita alla Fondazione Marino Marini nella nostra città.
«Di fronte alla recente decisione del consiglio di amministrazione della Fondazione e del suo presidente Pedrazzini di trasferire il museo Marino Marini a Firenze – prosegue Chiti – l’amministrazione comunale ha il dovere di farsi sentire con maggior forza sul piano politico e culturale, e non solo dal punto di vista giuridico. E credo anche che il sindaco, come gli ho già detto, debba ricucire un rapporto stretto con il Comune di Firenze. E con quell’ente coordinarsi e collaborare per la valorizzazione dei due poli museali dedicati a Marini. Senza scontri, ma in modo costruttivo».
Non tutto è perduto, dunque, secondo l’ex sindaco ed ex senatore. «L’intera città non deve dimostrarsi passiva e rassegnata, ma deve combattere in difesa di Marino. Non in maniera ottusa e contro Firenze, bensì in un’ottica di collaborazione tra le due città. Spero che i cittadini vogliano continuare a mettere in campo iniziative che dimostrino il loro affetto per l’artista pistoiese e per le sue opere, e che al contempo il Comune richieda al più presto un confronto aperto con Pedrazzini. Per fargli capire che quelle opere sono un lascito a Pistoia e portarle via rappresenta uno schiaffo a Marina e Marino».
Solo così, forse, si potrà salvare qualcosa. «Certo è – conclude Chiti – che questa vicenda deve pur insegnarci qualcosa. Negli anni, nessuno si è mai posto il problema di rivedere lo statuto della Fondazione, l’assetto del consiglio di amministrazione e il peso specifico di Pistoia in scelte del genere. Non è possibile che decisioni di tale portata possano essere prese senza il coinvolgimento della città». —
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