Gioco
Quel giorno in cui “Il Miracolo” arrivò in piazza Duomo
Nel libro dello scomparso ex sindaco Renzo Bardelli le emozioni che condivise con l’artista quando la scultura fu collocata in palazzo comunale
Pistoia. Marino Marini, nato a Pistoia nel 1901, si trasferì ventenne a Milano. L’anno prima di morire, nel 1979, donò al Comune di Pistoia un primo nucleo di opere – tra cui “Il Miracolo” che ancora oggi rapisce lo sguardo di chi lo osserva nell’atrio del palazzo comunale – dando vita al museo a lui dedicato nel Palazzo del Tau. Quattro anni dopo, era il 1983, per volontà della moglie Mercedes “Marina” Pedrazzoli, nacque anche la Fondazione Marini di Pistoia.
Nel 1979, il sindaco di Pistoia era Renzo Bardelli, scomparso nel marzo 2018, che nel suo volume “Memorie di un sindaco” (Settegiorni, 2012) ricorda l’arrivo della scultura “Il Miracolo” in città.
«Il 2 maggio 1979, nel primo pomeriggio, stava per approdare in piazza del Duomo la scultura de Il Miracolo, il dono più bello di Marino alla nostra città. Eravamo seduti al bar accanto al comune, in piazza del Duomo, con Marina e Marino. Appena ci comunicarono che la scultura stava arrivando, istintivamente mi alzai e tesi la mano a Marino, ma egli rimase immobile a sedere, preso da una forte tensione visibile dagli occhi e dall’emozione che lo pervadeva. Tremava, addirittura. Gli dissi: “Usciamo, andiamo a vedere Il Miracolo, è un grande momento per Pistoia”. La sua risposta, esitante: “No, l’emozione sarebbe troppo forte; devo farci il pensiero. Un po’ per volta”. Incredibile. Fantastico. Bello. Impareggiabile. Episodio unico che diceva tutto della sensibilità dell’artista. Marino rivelò in quel momento, con l’emozione che lo pervadeva, tutta la sua umanità, la passione e l’affetto che nutriva per le sue opere. Di lì a poco arrivò il signor De Andreis di Milano, il fonditore dell’opera. Marino gli andò incontro, lo abbracciò, lo baciò, con le lacrime agli occhi! e gli chiese: “Com’è andata la fusione del Miracolo? Avuta la risposta di “tutto bene”, gli disse: “Se non ci fossi tu, le mie opere non varrebbero nulla”. Un episodio che personalmente ritengo sia da annoverare tra le manifestazioni più belle e significative dell’animo umano. Rassicurato, Marino poteva uscire dal bar. Ci dirigemmo verso la scultura, enorme, depositata davanti al campanile in piazza del Duomo. Giunto di fronte a Il Miracolo, Marino girò intorno alla scultura più volte, osservandola, toccandola, direi “accarezzandola” paternamente, riflettendo in silenzio, concentrato con se stesso. Tutti noi che eravamo lì, amministratori (col neoassessore alla cultura Marcello Bucci che era subentrato a Paolo Turi da pochi mesi), amici, esperti, increduli, entusiasti dell’opera ma sorpresi piacevolmente dai comportamenti di straordinaria umanità di Marino, esplicativi di un aspetto della sua personalità che ci era ignoto: il suo “rapporto creativo” con le sue opere denotava sentimenti ignoti ed impensabili per noi comuni mortali». —
V.V.
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