Il Tirreno

Pistoia

l'intervento

Invece di chiudere il Museo “Marini” meglio pensare a un progetto per mettere in rete i vari musei

Claudio Rosati*
Invece di chiudere il Museo “Marini” meglio pensare a un progetto per mettere in rete i vari musei

La guerra dell’arte: ha il sapore di una sfida alla città Pistoia la decisione del consiglio di amministrazione di sospendere l’attività in attesa del Tar 

4 MINUTI DI LETTURA





Il Museo Marino Marini ha sospeso le attività al pubblico. Non ci sono lavori da fare o ampliamenti in vista, come può succedere per i musei che spesso, comunque, continuano le attività in altro modo. Qui c’è una decisione del consiglio di amministrazione del museo, in attesa dell’esito del ricorso che ha presentato contro il decreto con cui la Soprintendenza vincola le opere al Palazzo del Tau. Atto che rende così impossibile un loro trasferimento a Firenze.

[[atex:gelocal:il-tirreno:pistoia:cronaca:1.38254158:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pistoia/cronaca/2019/12/24/news/giu-le-mani-da-marino-ma-la-protesta-non-ferma-l-attacco-contro-il-museo-1.38254158]]
La decisione del consiglio di amministrazione ha pochi precedenti e ha il sapore di una sfida alla città. Già la definizione, universalmente accettata, vuole che il museo sia “un’istituzione permanente al servizio della società e del suo sviluppo”. In questo caso il museo viene trattato come qualcosa che si può liberamente chiudere senza che ce ne siano ragioni di forza maggiore. Ci provò qualche anno fa il Madre, il Museo di arte contemporanea Donnaregina, a Napoli, ma la reazione della città fu tale che ogni ipotesi di chiusura o ridimensionamento venne subito respinta. Si disse allora che avevano firmato a favore del Madre anche coloro che non vi avevano mai messo piede. Ignorando che un museo può diventare una componente del paesaggio urbano e, come tale, luogo di affezione. Presenza, comunque, amica e bagaglio critico di opere a futura memoria.

Serve a poco dire, a proposito del “Marini”, che ne esiste un altro dedicato allo stesso artista a pochi chilometri di distanza, dimenticando, caso mai, che anche quello fiorentino aveva a suo tempo creato più di un dubbio.

“In una città ridotta al lumicino come spazi espositivi – scriveva Giorgio Van Straten, alla fine degli anni ‘80, su “La Repubblica” – era sempre sembrato discutibile che un luogo suggestivo come la chiesa di San Pancrazio venisse utilizzata per il terzo museo in Italia dedicato a uno scultore, ma che non ha forse il respiro per reggere da solo una realtà espositiva».

Una soluzione che aveva visto tiepido lo stesso Giulio Carlo Argan. “La stagione degli acquisti è finita, quelle delle donazioni è pericolosa: perché Rockfeller deve farsi la collezione e poi donarla alla città imponendo la sua cultura?”, scriveva lo storico dell’arte proponendo, al posto del museo, “un grande archivio sull’arte contemporanea, un centro di documentazione bene attrezzato, partire con quattro, cinque grandi mostre e non vincolarsi a una dotazione patrimoniale, se esiste bene, ma non è l’essenziale”.

La questione non sta nella molteplicità delle sedi, ma, caso mai, in un progetto che le metta in rete, che ne sviluppi la ricerca, che valorizzi la specificità di ognuna. E il museo pistoiese può vantare una relazione unica con la città. Un legame che non è semplicemente originato dall’affezione per il concittadino illustre, ma dalla scelta che in un momento della vita fanno Marino Marini e sua moglie Marina. Se un’eredità implica sempre una responsabilità, si deve dire che Pistoia ha saputo assumerla in pieno.

Il primo passo del Comune di Pistoia risale al 1975. Allora in occasione della concessione della cittadinanza benemerita a Marino, l’artista si rende disponibile a costituire una sezione dedicata alla sua opera nel museo civico. Quattro anni dopo arriva la donazione del Miracolo, ora collocato nell’atrio del palazzo comunale. Sempre nel 1979 il Comune approva il progetto di allestimento del Centro di documentazione che poi confluirà, nel 1990, con un’altra importante donazione di opere, nel Museo del Palazzo del Tau.

Una storia lunga, quindi, che ora si vorrebbe cancellare ma che potrebbe, invece, essere rinnovata alla luce anche dei cambiamenti che in tutto il mondo stanno investendo i musei, almeno quelli che avvertono le ansie della società da cui non vogliono restare separati come isole di contemplazione. È di questi giorni il riallestimento radicale e discusso del Museo d’Arte Moderna a New York.

Il futuro del museo pistoiese non è pertanto disgiunto da quello fiorentino e dagli altri musei che hanno sezioni dedicate a Marino. Più che a chiusure si deve pensare a nuove aperture e intese.

Intanto, si può andare a visitare o tornare a farlo il museo nel Palazzo del Tau. Farà bene a noi e al museo. Ma subito, perché domani potrebbe essere già chiuso. —

*Claudio Rosati, storico e ricercatore pistoiese, ha diretto il settore musei ed ecomusei della Regione Toscana
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web