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Le dipendenti in lacrime «Ora Pistoia si mobiliti»
PISTOIA. Sguardi sbarrati, volti contratti, c’è chi non riesce a trattenere le lacrime. È stato sconvolgente l’incontro tra il personale che lavora per la Fondazione Marino Marini di Pistoia (cinque persone in tutto) e il loro presidente, Paolo Pedrazzini. Che dopo la delibera del cda sulla sospensione dell’attività, ieri avrebbe dovuto dettagliare tempi e modi. La sospensione non ha ancora una data precisa, ma lo sguardo sul futuro della Fondazione disegnato da Pedrazzioni deve essere stato nerissimo.
«Proviamo una sensazione di sconfitta e di timore per il futuro – spiega Serena Melani – Lavoro qui da 15 anni, non ci credo ancora a questa cosa». E Ilaria Bartolini: «Il museo è la nostra casa. Un clima del genere è davvero una brutta sensazione, anche se ancora non sappiamo niente di certo. Ma le parole del presidente non fanno pensare a niente di buono. Quindi è il caso che i cittadini si mobilitino tutti e facciano sentire la vicinanza al Museo e a noi che ci lavoriamo».
All’orizzonte si staglia un progetto che è ancora tutt’altro che chiaro: spostare a Firenze una buona parte delle opere di Marini conservate a Pistoia e fare della Fondazione fiorentina il vero punto di riferimento per chi fosse interessato al maestro pistoiese. Per i dettagli, sarà necessario attendere gennaio e la conferenza stampa di Pedrazzini. A meno che non arrivi prima la convocazione del consiglio comunale aperto al quale i gruppi vogliono chiamare a partecipare anche la Fondazione, che dovrà dare spiegazioni alla città. Intanto l’amministrazione comunale si appresta (probabilmente subito dopo Natale) a conferire un incarico ad hoc a un legale di fiducia. Meglio tardi che mai. —
F.C.
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