Il Tirreno

Pistoia

«Giù le mani da Marino». Ma la protesta non ferma l’attacco contro il museo

Fabio Calamati
La manifestazione davanti al museo Marino Marini (foto Gori)
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La manifestazione davanti al museo Marino Marini (foto Gori)

Pistoia, il presidente della Fondazione ai dipendenti: «Non voglio rovinarvi il Natale» Sospensione dell’attività rinviata, ma volti sotto choc. Il Comune incarica legale

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PISTOIA. Ore di alta tensione e a tratti drammatiche, quelle di ieri al museo Marino Marini di corso Fedi. Oltre un centinaio di cittadini hanno manifestato per dire no a qualunque ipotesi di trasloco delle opere del grande scultore da Pistoia a Firenze. Sindaco e consiglieri comunali si sono impegnati a combattere fino all’ultimo il disegno portato avanti dal presidente della stessa Fondazione Marino Marini di Pistoia, Paolo Pedrazzini, nipote della moglie di Marini.. Ma intorno alle 11,30 si è presentato in sede lo stesso Pedrazzini, accompagnato dalla consigliera di amministrazione Silvia Evangelisti e da un tecnico informatico. I tre si sono incontrati con i dipendenti per comunicare loro le modalità di attuazione della sospensione dell'attività della Fondazione stessa, decisa nel consiglio di amministrazione del 16 dicembre scorso. In realtà, a quanto traspare, la sospensione per il momento non verrà attuata e all'inizio dell'anno il museo riaprirà come sempre. Ulteriori dettagli sul futuro del polo pistoiese dedicato a Marini sono stati poi illustrati ai dipendenti ma non ai giornalisti e ai consiglieri comunali presenti. Ai quali Pedrazzini ha rivolto solo l'invito a una prossima conferenza stampa a gennaio, aggiungendo «Non voglio rovinarvi il Natale».

Gli ha risposto con decisione il consigliere comunale Giampaolo Pagliai (Forza Italia - Centristi per l'Europa) ricordandogli come la volontà espressa della vedova di Marino Marini fosse quella di mantenere a Pistoia le opere del maestro custodite al Museo di corso Silvano Fedi. Si è anche saputo che nelle due ore di permanenza in sede, Pedrazzini e i suoi accompagnatori si sono preoccupati di copiare un gran numero di documenti presenti nei computer pistoiesi.

Di quale tenore siano state le indicazioni sul futuro fornite da Pedrazzini ai dipendenti della Fondazione, lo hanno testimoniato in modo più che eloquente le lacrime di alcune e gli appelli lanciati alla città perché si schieri a difesa della Fondazione, però, sono state più che eloquenti.

Insomma, una mattinata di grande tensione, che non pare proprio destinata a sciogliersi con il Natale. Per il momento c'è una richiesta pressante dei gruppi di opposizione in consiglio comunale di indire un consiglio comunale aperto cui invitare lo stesso Pedrazzini perché spieghi alla città il senso e i motivi dello spostamento a Firenze delle opere di Marini custodite a Pistoia. Un'altra richiesta è quella di costituire un coordinamento per prendere iniziative concordate soprattutto sul piano legale. Le opposizioni criticano l'attuale amministrazione di centrodestra per aver avuto, sinora, un ruolo troppo attendista sulla vicenda e di essersi mossa troppo in ritardo. A giorni, comunque, Palazzo di Giano affiderà l'incarico ad un avvocato esterno che possa seguire da vicino la complessa vicenda.

Oltre un centinaio le persone hanno aderito alla manifestazione “bipartisan”, che ha visto la partecipazione, tra gli altri, del sindaco Alessandro Tomasi, insieme alla giunta e ai capigruppo del consiglio comunale, i consiglieri regionali Massimo Baldi (Iv) e Marco Niccolai (Pd), il senatore Patrizio La Pietra (Fdi), gli ex parlamentari e ex sindaci Vannino Chiti e Lido Scarpetti. I manifestanti hanno esposto cartelli con scritto 'Giù le mani dal museo Marino Marini', 'Marino Marini è Pistoia'.

«Questo è un museo sul quale l'amministrazione pubblica ha investito molte risorse, in termini economici, ma anche di personale e di collaborazione con le altre istituzioni culturali - ha spiegato il sindaco Tomasi - Può essere potenziato e noi su questo non ci tiriamo indietro. Al contrario credo che a Firenze questo patrimonio non avrà nessuna forma di valorizzazione ulteriore, quindi la sfida da lanciare è quella, tutti insieme, di valorizzare il maestro». Pieno accordo, anche con le opposizioni, per muoversi anche sotto il profilo legale per impedire il trasferimento delle opere nel capoluogo toscano e tutti d'accordo per una seduta del consiglio comunale da convocare per i prossimi giorni, aperta alla città, al quale invitare anche i rappresentanti della Regione, il sindaco di Firenze e il presidente della Fondazione Marini.
 

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