Sicurezza
Scontro su Marini Il sovrintendente: «Ecco perché difendo Pistoia»
«Spostando le opere a Firenze si perderebbe la relazione con la signora Marina e il Centro di documentazione»
PIStoia. Sulle sorti del museo Marino Marini di Pistoia ribadisce la sua posizione Andrea Pessina, dirigente della Sovrintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Firenze, Prato e Pistoia.
«I vincoli che legano le opere di Marino Marini alla loro sede attuale, non verranno meno, almeno finché non ci sarà una decisione in proposito», dice Pessina. Le opere, dunque, rimarranno a Pistoia, nella storica sede di Palazzo del Tau, al quale la stessa Soprintendenza le ha vincolate. Un atto compiuto dopo che la Fondazione Marini di Pistoia ha iniziato a prospettare la possibilità di un trasloco delle opere al museo Marini di Firenze, nella chiesa di San Pancrazio. Vincolo su cui la Fondazione pistoiese, nel cda di una settimana fa, ha deciso di presentare ricorso al Tar.
La vicenda, come detto, ha avuto inizio nel marzo scorso, quando il presidente della Fondazione, Paolo Pedrazzini (nipote della moglie di Marini) ha comunicato la disponibilità del cda a valutare l'ipotesi di un unico polo museale a Firenze. Questo nonostante il voto negativo del sindaco Alessandro Tomasi, che siede nel cda, e dello stesso Pessina, che in seguito si è dimesso dal consiglio e avviato le procedure per vincolare le opere. «Con il nostro provvedimento ne abbiamo stilato un elenco quale ulteriore garanzia - spiega il soprintendente - e in secondo luogo abbiamo posto un vincolo pertinenziale alla città di Pistoia, in particolare all'edificio che negli ultimi decenni le ha ospitate, cioè il museo Marini. A nostro avviso era un'intenzione precisa della signora Marini custodirle qui e legare il nome di suo marito alla città. Riteniamo perciò che l'ipotesi di un trasferimento vada contro la volontà di Mercedes Pedrazzini e che inoltre impoverirebbe la città».
Sulla questione si sono pronunciati in molti: il Comune ha coinvolto la Regione, anch'essa contraria allo spostamento, e il Comune di Firenze, dal quale il sindaco, Dario Nardella, ha affermato che al momento l'acquisizione non è prevista, né sono state ricevute comunicazioni formali in proposito. Monica Barni, vicepresidente della Regione, ha assicurato il coinvolgimento di quest'ultima «in un confronto che dovrà essere pubblico, largo e aperto e che dovrà partire dalla convinzione che arte e cultura sono linfa vitale dei territori».
«È grave e inaccettabile che si pensi di mettere fine alla straordinaria esperienza del museo», aggiunge il consigliere regionale Pd Marco Niccolai. Al Corriere fiorentino, invece, Paolo Pedrazzini ha dichiarato che «al momento questa decisione spaventa tutti, ma nel medio-lungo periodo sarà positiva anche per Pistoia».
Spostare tutto a Firenze darebbe maggiore risalto all'opera di Marini? «Eppure anche a Firenze ci sono musei importanti ma offuscati da musei ancora più rilevanti». nota Pessina. «Il punto comunque non è solo portare le opere dove possono riscuotere maggiore successo. Semmai, per valorizzarle, ci vorrebbe un maggiore impegno di tutti coloro che siedono nel cda e che l'attività del museo, a lungo improntata alla didattica grazie all'impegno di chi ci lavora, raggiungesse un livello ancora più alto. Credo che la collezione possa portare molto a Pistoia sul piano culturale, mentre a Firenze perderebbe la relazione storicizzata tra la signora Marina, le opere e il centro di documentazione pistoiese, che consente di ricostruirne la storia e la genesi. Mi auguro che la vicenda si concluda nel modo migliore, che secondo me è far sì che le opere possano continuare a essere esposte al museo Marini facendolo ulteriormente crescere: questo sì, lo vedo come un obiettivo che debba essere condiviso». —
Giulia Gonfiantini
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