Gioco
I conti del sindaco Tomasi «Abbiamo cambiato tanto ma non sono soddisfatto»
«Abbiamo imposto i temi della sicurezza e della manutenzione della città Facciamo politica in mezzo alla gente. Ora avanti con cuore e coraggio»
PISTOIA. A che punto è la pagnotta del sindaco-fornaio? «Potevamo fare di più. Certe cose le abbiamo toppate, ma la pagnotta è in forno. Non sono soddisfatto, ma è perché non voglio mai esserlo». Parole di Alessandro Tomasi, giovedì sera al Piccolo Teatro Bolognini, intervistato dal giornalista Giorgio Bernardini in una serata convocata per fare il punto nel bel mezzo del primo quinquennio di governo della città da parte della destra. Un Bolognini tutto esaurito, dove il centrodestra pistoiese è tornato a celebrare la storica vittoria del giugno 2017.. Fedele al suo personaggio, il sindaco ha però evitato toni trionfalistici. Non ha rinunciato ad enumerare quelli che gli appaiono i successi conseguiti in questi due anni e mezzo, ma l’enfasi l’ha posta soprattutto su valori e diversità rispetto a chi l’ha preceduto. «Sono laureato – ha detto – ma l’etica del lavoro l’ho appresa dai miei lavorando al forno di famiglia. C’è chi ha deriso il mio vecchio lavoro, ma io ne sono orgoglioso. Io la politica la faccio stando in mezzo alla gente comune». Gente che chiede a chi amministra «concretezza e verità, non promesse e chiacchiere». Insomma, l’idea di un «sindaco uomo comune», contrapposta a quella di una sinistra che ama «i salotti e i convegni dove si parlano in quattro. Il nostro impegno, invece, è quello di tutelare per primi quelli che lavorano e faticano tutti i giorni».
Sì, ma al di là delle mozioni degli affetti, dove si può apprezzare, in questi due anni e mezzo, l’opera di quella che doveva essere una giunta di svolta?Tomasi ha elencato la grande attenzione per la sicurezza nelle scuole, con 2,5 milioni di lavori, la cura per gli spazi verdi con la realizzazione ex novo o la ristrutturazione di nove parchi, l’attenzione per chi vive in montagna con il bonus bebè e l’estensione della rete del metano. E poi la soddisfazione per aver stoppato un piano sbagliato sul futuro dell’ex Ceppo, il piano strategico per la cultura, con la ricerca di linee strategiche condivise per il futuro. Tomasi ha rivendicato persino l’attenzione per gli impianti sportivi, settore in cui – ha dovuto ammettere – «siamo indietro e dobbiamo accelerare», ma dove «non siamo stati fermi, pur avendo trovato al nostro arrivo una situazione spesso catastrofica: lo stadio, ad esempio, che non aveva neanche le verifiche sismiche».
Ma più e oltre a tutto questo, il sindaco ha rivendicato il fatto che «certi temi che riguardano la sicurezza e la manutenzione, dalle scuole agli impianti sportivi, sono entrati definitivamente nell’agenda pubblica di questa città e non potranno più uscirne». Mentre chi c’era prima – secondo Tomasi – preferiva «volare alto e banalizzare certi problemi».
Finale dedicato ai ringraziamenti, partendo dai familiari, la moglie Stella e i bambini (e qui c’è stato l’unico momento di commizione di Tomasi) e proseguendo con gli amici della giunta e della maggioranza di consiglio. «Siamo stanchi, ma dobbiamo essere consapevoli di vivere una stagione politica irripetibile. Sarebbe un guaio non dare il meglio di noi stessi. A tutti chiedo un ultimo sforzo da vivere c on il cuore e il coraggio». —
Fabio Calamati
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