Gli “Amici di Francesco” regalano sorrisi ai bambini
La Onlus di Pistoia si occupa dell’assistenza dei piccoli abbandonati nel Benin Oltre 500 sono stati quelli aiutati sia in Africa che con le adozioni a distanza
PISTOIA. Natitingou è un grande centro urbano nel nord del Benin, nell’Africa occidentale. Qui, nella regione dell’Atacorà, uno dei problemi più gravi è l’abbandono dei bambini. Piccole creature costrette, troppo presto, a scontrarsi con la solitudine e le difficoltà della vita.
Ma proprio qui – in un luogo dove povertà e credenze ancestrali rischiano di distruggere giovanissime esistenze – l’associazione onlus “Amici di Francesco” di Pistoia ha costruito una casa famiglia. E molti altri sono stati i progetti che la onlus ha realizzato, negli ultimi 18 anni.
C’è un lutto alla base degli “Amici di Francesco” . Un fatto tragico, doloroso, ancora difficile da accettare dopo molti anni. Ma da cui è nata una speranza e, soprattutto, una certezza: sono 500 i bambini del Benin aiutati dall’associazione, di cui 150 soltanto nel 2019. «Non c’è cosa più bella che aiutare un bambino in difficoltà attraverso cure sanitarie adeguate – racconta il vicepresidente degli “Amici di Francesco”, Alessandro Massaro – Noi lo sappiamo bene: nel 2001 ho perso mio figlio, Francesco. Aveva soltanto tre anni e mezzo. Alcuni amici, nel 2001, avevano organizzato iniziative per sostenere le spese degli ultimi interventi per mio figlio. È successo in un modo del tutto naturale. E anche dopo la sua morte, abbiamo deciso di continuare a dispensare aiuto: questa volta ai bambini dell’Africa».
Così, dopo un viaggio interminabile, Massaro e sua moglie Anna Battaglia, presidente della onlus, sono approdati in Benin. Lì hanno conosciuto la vera faccia di quel piccolo paese dell’Africa sub sahariana.
«Abbiamo visto il disagio sociale, la malattia, la violenza e l’abbandono – prosegue Massaro – Abbiamo deciso, allora, di darci da fare per migliorare la vita dei piccoli abitanti del Benin e prenderci cura di loro» . Prendersi cura, per Alessandro Massaro e Anna Battaglia, significa, in sostanza, diventare una famiglia. Altri volontari si sono poi aggiunti negli anni: Laura Biasei, Paolo Innocenti, Rossella Aiardi, Luciana Cappelli, Elena Pratesi, Daniela Ercolini, Pietro Lelli e Umberto Negrin. Tutti insieme per offrire una seconda opportunità ai piccoli beninesi. Ma in che modo? «I neonati orfani vengono accolti nelle strutture che abbiamo realizzato grazie alla solidarietà della gente – prosegue il vicepresidente degli “Amici di Francesco” – dando loro un sostegno sanitario, alimentare e anche scolastico, una volta cresciuti. Allo stesso tempo ci occupiamo anche di educazione alle famiglie per il reinserimento degli orfani. E il modo per aiutarli è quello di attivare dei sostegni a distanza».
Donatella Coppi, 79 anni, è un ex insegnante ora in pensione. «Sono andata in Benin, 12 anni fa – racconta – volevo vedere con i miei occhi la realtà che erano costretti a subire i bambini. Ho apprezzato tanto il lavoro dell’associazione che ha costruito tre strutture per rendere migliore la vita dei bambini del Benin. E da allora sono sempre rimasta».
Anche Luciana Cappelli, 61 anni, membro del consiglio direttivo della onlus, non se n’è più andata. «Ho un sostegno a distanza – racconta – una splendida bambina di 6 anni, Bernardette, che vive nella casa famiglia di Natitingou».
Un raggio di speranza, insomma, che da Pistoia arriva dritto in Benin. —
Martina Trivigno
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