Toscana
La Diocesi mette a disposizione tre case per gli ospiti di don Biancalani
La decisione presa al tavolo convocato dal vescovo per la gestione dell’emergenza. Gli appartamenti saranno ristrutturati con 60mila euro provenienti dalla Regione
PISTOIA. La Diocesi di Pistoia metterà a disposizione tre appartamenti (che dovranno però essere ristrutturati) per ospitare i migranti di Vicofaro. Un gruppo ristretto – formato da una ventina di giovani – avrà una nuova casa nella periferia della città. Ma don Massimo Biancalani, rifacendosi alle parole di Papa Francesco, invita anche a fare rete tra Diocesi per accogliere, in chiese e conventi, i migranti. Sono queste alcune delle novità che arrivano direttamente dal tavolo convocato dal vescovo di Pistoia, monsignor Fausto Tardelli, a cui hanno partecipato anche la Regione Toscana e la Caritas. «Ma il grande assente resta il Comune – va all’attacco don Biancalani – e non capisco perché continui a defilarsi, non contribuendo, in questo modo, a risolvere una questione che non riguarda soltanto Vicofaro, ma l’intera collettività».
«Togliere dalla strada questi ragazzi dovrebbe essere interesse di tutti – prosegue il parroco – Non è giusto che Vicofaro supplisca a un impegno che dovrebbe essere anche delle istituzioni». Intanto, però, don Biancalani da una parte fa sapere che la Regione Toscana stanzierà «60mila euro che la Caritas utilizzerà per ristrutturare gli appartamenti della Diocesi» . Dall’altra, però, tiene a precisare che non ci saranno nuovi operatori che seguiranno quotidianamente i ragazzi. «Continueremo con la nostra équipe – spiega – a eccezione di un operatore della cooperativa sociale “Arkè” di Pistoia che, per un’ora al giorno, si occuperà di un giovane con problemi psichiatrici».
Ma la situazione resta complessa e non di immediata soluzione. Certo, qualche migrante sceglie di intraprendere la sua strada. Ma la maggior parte di loro continua a restare a Vicofaro. «Nei giorni scorsi quattro ragazzi sono partiti per cercare fortuna a Napoli – prosegue don Biancalani – ma molti di loro, pur lavorando a nero a Prato, non hanno risorse sufficienti per sopravvivere. Per questo sono costretti a restare qui, dove hanno trovato persone che si prendono cura di loro». Anche se – precisa il parroco di Ramini e Vicofaro – la soluzione starebbe in quel messaggio pronunciato da Papa Francesco con cui invitava all’accoglienza e ad aprire le porte di chiese e conventi a migranti e rifugiati.
«La vera soluzione non può essere “rinchiudere” i ragazzi in un appartamento – spiega – ma estendere il modello di Vicofaro anche ad altre parrocchie. Per questo ho contattato i vescovi di Prato e Lucca: molti dei giovani che ospitiamo arrivano proprio da quelle città. Ho parlato con il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei (Conferenza episcopale italiana). E anche lui ha concordato con questa idea di creare una rete tra Diocesi e si impegnerà per sollecitare che questo avvenga» .
«D’altronde – conclude don Massimo – questi giovani hanno bisogno di essere seguiti e ascoltati. Chi, allora, potrebbe farlo meglio di una parrocchia? Ideale sarebbero proprio le comunità dove ci sono un parroco e anche dei comitati. Soltanto così potremo lavorare tutti insieme per risolvere questa emergenza» .
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