Gioco
Marcello e Giovanna, uniti nella morte: i due cuori si fermano in dieci minuti
Paolo Nencioni
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Marcello Innocenti e Giovanna PerugiLei ha accusato un malore mentre lo accompagnava in ambulanza all’ospedale di Pistoia per un intervento di routine. Lui ha avuto un ictus in reparto mentre i medici tentavano invano di salvare la vita alla moglie: erano sposati da 57 anni
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MONTALE. I loro cuori hanno battuto insieme per 57 lunghi anni di matrimonio e si sono fermati nello stesso istante, come a un segnale convenuto. È la commovente storia di Marcello Innocenti e Giovanna Perugi, 87 anni lui, 86 lei, morti mercoledì pomeriggio all’ospedale di Pistoia a 10 minuti di distanza l’uno dall’altra, senza sapere l’uno dell’altra.
«Se avessero potuto scegliere, probabilmente avrebbero fatto proprio così» commenta la nuora Roberta Franceschi davanti alle due bare allineate alle Cappelle del commiato della Misericordia di Montale, dove le salme sono esposte in attesa del funerale che sarà celebrato oggi alle 15 nella chiesa di Montale.
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È successo tutto nel giro di mezz’ora, mercoledì pomeriggio, quando niente faceva presagire l’imminente doppio addio alle cose di questo mondo. Un’ambulanza della Misericordia è andata a prendere Marcello Innocenti nella sua abitazione di via Parini, dove vive da sempre insieme alla moglie Giovanna. Era un ricovero programmato: l’anziano, malato di diabete, doveva sottoporsi a un intervento di angioplastica all’ospedale di Pistoia perché aveva problemi a un piede. Un intervento di routine, che però un pochino aveva messo in allarme i due coniugi, sempre preoccupati di non dare fastidio ai parenti. Sull’ambulanza è salita anche Giovanna per accompagnare Marcello in ospedale, ma il mezzo ha fatto poco più di un chilometro ed è stato costretto a fermarsi a Santomato perché la donna ha accusato un malore ed è scesa a prendere aria. All’inizio sembrava una semplice nausea, ma ben presto il cuore ha smesso di battere e la donna ha perso conoscenza. I volontari hanno iniziato le manovre di rianimazione e hanno fatto arrivare un’ambulanza col medico a bordo. Nel frattempo, dicono, a Marcello non è stato detto niente. Quando il medico ha continuato la rianimazione, la prima ambulanza è stata fatta proseguire verso l’ospedale di Pistoia, hanno inventato una scusa per tranquillizzare il marito, che è stato portato in reparto e sottoposto alle procedure per l’intervento, programmato per il giorno dopo.
Nel frattempo a Santomato il medico è riuscito a stabilizzare Giovanna ottenendo un battito flebile come la speranza di sopravvivere. Speranza che si è definitivamente spenta subito dopo l’arrivo all’ospedale, dove altri medici si sono dovuti arrendere all’evidenza. Qualcuno dei parenti si è preoccupato di Marcello, che stava al piano di sopra e non sapeva niente. Ed è stato in quel momento che li hanno informati che anche lui era morto, quasi certamente per un ictus fulminante. Il suo cuore ha smesso di battere dieci minuti prima di quello della moglie.
Ognuno può pensarla come crede. Per i medici è stata una coincidenza, per altri potrà essere il segno di un intervento divino. Ma probabilmente è successo che Marcello ha intuito che era accaduto qualcosa di grave a Giovanna quando non l’ha vista risalire in ambulanza. Quell’assenza deve aver pesato come un macigno sul suo cuore e alla fine qualcosa si è rotto.
Ne avevano parlato spesso, negli ultimi anni, ha raccontato il figlio ai volontari della Misericordia. Litigavano per scherzo su chi dovesse essere il primo a morire, e ciascuno dei due voleva essere il primo, per non sopportare la perdita dell’altro. Perché sia Marcello che Giovanna sapevano che quella perdita non l’avrebbero sopportata.
«Sì, è vero, se uno dei due fosse rimasto solo sarebbe stato un dramma» racconta ancora la nuora.
Si erano sposati 57 anni fa e hanno sempre abitato nella casa di via Parini. Hanno condiviso la casa e anche il lavoro. Lui, fratello di uno dei soci della Superlana, come tuttofare dentro l’azienda. Lei contoterzista per la stessa Superlana. Un cammino mano nella mano che hanno voluto fare fino all’ultimo, quando sono saliti su quell’ambulanza diretta all’ospedale di Pistoia. L’unico rimpianto, se potessero parlare, sarebbe di non avere avuto il tempo di dirsi addio. O arrivederci.
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