Gioco
Marini, il patrimonio si nutre dei luoghi che lo hanno ispirato tra i quali Pistoia
Il valore della città non è nell’avergli dato i natali nel 1901 ma nella scelta che fece l’artista in una fase della vita
Claudio Rosati
Marino Marini è, insieme a Pablo Picasso, tra i pochi artisti che possono vantare più musei dedicati alla loro opera.
Uno di questi - del cui futuro si è ampiamente parlato negli ultimi giorni - è a Pistoia. L’altro è il Museo Marino Marini, nella ex chiesa di san Pancrazio, a Firenze. Mentre a Milano il Museo del Novecento gli dedica una sezione e ugualmente fa la Staatsgalerie Moderner Kunst di Monaco a Baviera. Per non parlare degli altri musei, in tutto il mondo, dove ha opere esposte.
Tutti sono importanti. Impossibile farne una graduatoria. Ognuno ci avvicina alla biografia e alla poetica dell’artista. Cancellarne uno pregiudicherebbe la narrazione che lo stesso Marini ha contribuito a costruire.
Il suo patrimonio è universale, ma si nutre dei luoghi che ha vissuto e che lo hanno ispirato. «Io so che a Firenze – dice Marini – mi sentivo in trappola. Come se vivessi in un museo. Davanti a Brunelleschi, Donatello, Michelangelo intuivo che bisognava scappare. Non potevo fare niente. Io disgraziato che faccio mi dicevo di fronte a Palazzo Strozzi. E me ne sono andato nel Centro Europa dove che so una parete di cemento, mi può dare il via, la pinta».
Il valore di Pistoia non è nell’avergli dato i natali il 27 febbraio 1901. Ma nella scelta che fa Marino in una fase della vita. È qui che quasi ottantenne vuole tornare e lasciare una traccia potente, in una specie di ricomposizione ideale che conosce la felicità di chi mette insieme, come dice il poeta, “la sua fine con il suo inizio”. Dalla casa paterna di via San Pietro, accanto al romanico austero della chiesa, al cimitero comunale con la tomba che guarda le colline dove è Germinaia. Un luogo caro al maestro tanto da usarlo come nome della sua villa al mare.
Da Pistoia Marino va a Firenze per studiare all’Accademia di Belle Arti e a Pistoia muove i suoi primi passi pubblici con la partecipazione al concorso nazionale per un monumento ai Caduti della prima guerra mondiale. A Firenze avrebbe voluto lasciare sul Ponte Vecchio una delle sue statue equestri «che esprimono – come dice l’autore – il tormento causato da questo secolo». Due città che restano complementari nella geografia di chi pur volle lasciarle.
«Avevo sentito di dover andare verso il Nord (…) che per me è il polo positivo in quanto io sono impregnato di meridione e di valori italici. Avevo bisogno del contrasto».
Il ritorno alla piccola patria è segnato dall’arrivo del Miracolo che atterrerà, come si sa, nell’atrio del palazzo comunale. Nel Miracolo il cavaliere rovesciato e il cavaliere irrigidito danno al gruppo qualcosa di tragico. Il cavaliere, dice Marino, «non sta più bene sulla terra, vuole bucare la crosta terrestre, sforare nel cosmo».
Ne attende impaziente l’arrivo in piazza del Duomo e ha l’emozione di un bambino quando vede arrivare il camion che lo trasporta. Nella piazza resterà esposto a lungo. Accanto ha Mercedes Pedrazzini, la Marina, compagna di una vita.
Dopo il Miracolo è la volta del Centro di documentazione dell’opera, nelle sale affrescate del palazzo comunale, che sarà presto sostituito dall’attuale museo al palazzo del Tau. Il progetto di allestimento è di Bruno Sacchi, collaboratore di Giovanni Michelucci, che firmerà la revisione del 2008 con l’estensione del percorso alla cappella trecentesca.
L’impresa del museo si deve alla determinazione del sindaco Renzo Bardelli e della stessa Marina Marini che in una fase critica dei lavori di restauro si dichiara disponibile a coprire le risorse mancanti.
Con il tempo, la relazione tra l’opera di Marino e la città cresce e lascia segni continui. Sono migliaia i bambini e le bambine che, in questi anni, hanno dialogato nel museo con cavalli, cavalieri e giocolieri immaginati dall’artista.
Le opere si possono anche trasferire, ma non il patrimonio immateriale in cui sono immerse e che dà loro una nuova luce.
Fa bene la Soprintendenza a porre il vincolo di pertinenza della collezione al palazzo del Tau. Fanno bene il sindaco e la città a preoccuparsene. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
