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Scoperti 6 trafficanti di uccelli da richiamo: salvati 300 esemplari
pistoia. Sei trafficanti di uccelli da richiamo sono stati denunciati per contraffazione di pubblici sigilli, maltrattamento di animali e frode nell’esercizio del commercio dal Nucleo investigativo dei Carabinieri Forestali di Pistoia. Circa trecento gli esemplari di varie specie di uccelli che sono stati sequestrati, scoperti dai militari dell’Arma all’interno di gabbie e voliere durante le perquisizioni che, al termine di due mesi di indagini, sono scattate nei confronti dei sei indagati (tre sono della nostra provincia) nei comuni di Pistoia, Agliana, Fucecchio, Santa Croce sull’Arno e Vecchiano.
Gli uccelli sequestrati – catturati illegalmente – sono già stati affidati ad un centro di recupero di Modena e sono destinati ad essere liberati la prossima primavera, una volta superato il trauma vissuto.
Le norme nazionali ed europee consentono l’acquisto di richiami vivi solo da allevatori autorizzati, che applicano alla zampa degli animali, nati in cattività, un anello identificativo con tanto di codice. Il traffico illecito nasce dalla sproporzione che nel nostro paese c’è fra la domanda da parte dei cacciatori e l’offerta di uccelli da richiamo.
«La rilevante richiesta di richiami vivi – spiegano i Carabinieri Forestali – unita alla relativa facilità di illecito approvvigionamento dell’avifauna, tenendo conto anche delle considerevoli risorse economiche in gioco (basti pensare che un esemplare può avere un valore che oscilla tra i 100 ed i 300 euro), fanno sì che soggetti senza scrupoli catturino in natura rilevanti quantità di tali animali, sia tramite un sistematico saccheggio dei nidi, prelevando migliaia di piccoli, o tramite catture indiscriminate di esemplari adulti utilizzando apposite reti, trappole o sostanze viscose».
Una volta catturati, per gli uccelli inizia un percorso di vere e proprie torture . A partire dal cosiddetto “sessaggio”, una pratica cruenta che prevede un’incisione sull’addome per determinarne il sesso: generalmente le femmine vengono soppresse in quanto non atte al canto. In alcuni casi, gli uccelli subiscono anche un “dopaggio” con ormoni specifici, costretti a ritmi di luce-buio innaturali per far sì che cantino anche al di fuori della loro normale loro stagione riproduttiva. Come se non bastasse, a volte vengono addirittura accecati affinché siano stimolati al canto.
Per ingannare gli organi di controllo del commercio legale di uccelli da richiamo, i bracconieri provvedono poi a dotarli di anelli falsificati oppure riciclati, così da poterli immettere nel circuito attraverso allevatori e commercianti compiacenti.
Anche alcuni allevatori a volte applicano loro stessi agli uccelli catturati illegalmente anelli contraffatti, in modo spesso cruento, provocando così quasi sempre la lussazione o la frattura della zampa.
«Il bracconaggio e l’uccellagione – spiegano al comando provinciale – sopravvivono anche in virtù di un’ omertà che i Carabinieri Forestali cercano ogni giorno, con tenacia, di rompere». —
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