Il Tirreno

Pistoia

Silvano Fedi, quella passione per la libertà a cui sacrificò la vita

matteo grasso
Silvano Fedi, quella passione per la libertà a cui sacrificò la vita

Il partigiano pistoiese fu ucciso dal fuoco nazifascista in circostanze mai chiarite nel 1944  Nel dopoguerra gli venne riconosciuta la Medaglia d’Argento al Valor Militare 

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matteo grasso

Il 25 aprile 2020 ricorre il centenario della nascita del partigiano pistoiese Silvano Fedi e il settantacinquesimo anniversario della Liberazione d’Italia dal nazifascismo. Coraggioso, esuberante, carismatico, pieno di gioia di vivere, idealista, antifascista: questi sono i tratti caratteriali che più hanno rappresentato Fedi. Frequentò il Liceo Classico Forteguerri di Pistoia. In quegli anni, fra i tanti, erano iscritti alla scuola Antonino Caponnetto, Manrico Ducceschi, Pier Luigi Bellini delle Stelle, Giovanni La Loggia, Carlo Giovannelli. L’educazione ricevuta si dimostrò fondamentale nel creare un gruppo di giovani studenti che amava discutere di morale, religione e politica. Da qui nacque un primo nucleo antifascista, composto da una ventina di aderenti, con l’obiettivo di scuotere dal torpore gli italiani, limitati nelle opinioni e nella libertà di pensiero, e fornire loro gli strumenti necessari per la costruzione di una nuova coscienza politica.

Nel 1938, anno della promulgazione delle leggi razziali, Silvano fu nominato fiduciario dal gruppo di studenti “Ad Majora” (espressione latina, letteralmente «verso cose più grandi»), gruppo sciolto dai fascisti nel gennaio dello stesso anno perché durante il regime nessuna organizzazione, al di fuori dei Guf (Gruppi universitari fascisti) e della Gil (Gioventù Italiana del Littorio), era ammessa. Nell’autunno 1939, pochi mesi dopo la firma del Patto d’Acciaio, Fedi concluse gli studi e ottenne il diploma senza poterlo ritirare personalmente poiché a ottobre fu arrestato per la prima volta dalla polizia fascista. Fu condannato dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato, insieme ad altri tre compagni, a un anno di carcere, per aver costituito un’associazione antinazionale e aver svolto propaganda antinazionale. Liberato grazie a un condono nel febbraio 1940, nonostante la stretta sorveglianza, divenne un punto di riferimento dell’antifascismo clandestino pistoiese grazie alle sue idee libertarie e alla sua preparazione politico-culturale.

Fu tra i più attivi nel propagandare ideali di libertà e di parità di diritti, le sue letture spaziavano da Mazzini fino a Marx e Bakunin. Il 1941 e il 1942 sono anni di crescita e di consolidamento per le cellule antifasciste pistoiesi, mentre anche nel resto d’Italia risorgevano o venivano fondati i partiti antifascisti, schierati contro la guerra e successivi animatori della Resistenza: comunisti, socialisti, azionisti, democristiani.

Con la caduta di Mussolini il 25 luglio 1943, Silvano Fedi fu tra i promotori delle manifestazioni e degli scioperi che scoppiarono in città e nelle fabbriche, ponendolo in una posizione di chiaro scontro verso il regime che lo portò al secondo arresto e alla scarcerazione nel giro di poche ore. L’8 settembre, giorno dell’Armistizio e della successiva occupazione nazista del territorio, fu la data simbolo e la lotta armata divenne la logica conseguenza di un pensiero politico che si era formato fin dai tempi del liceo. Con alcuni fedelissimi organizzò una propria e autonoma formazione partigiana, poi definita “Squadre Franche Libertarie”, divenendone comandante. Nel dopoguerra furono riconosciuti 79 partigiani (di cui 9 caduti) e 14 patrioti appartenenti alla squadra, che agiva in città e nelle campagne circostanti fino al Montalbano. Le azioni della formazione “Silvano Fedi” furono attinenti alla liberazione di detenuti e alla raccolta di armi, munizioni, vestiario e viveri, contribuendo ai rifornimenti di altre formazioni partigiane pistoiesi e lucchesi; tuttavia, non mancarono importanti scontri coi fascisti e i tedeschi. Nella memoria collettiva rimangono celebri le consecutive incursioni alla Fortezza di Santa Barbara, presidiata dai fascisti e dai tedeschi, il 17, 18, 20 ottobre 1943, conclusesi con la sottrazione di materiali. Nell’aprile seguente Silvano fu colpito da tifo addominale, malattia che lo costrinse a un periodo di cure prima di riprendere l’attività con l’ennesimo assalto alla Fortezza il 1° giugno. Il 26 dello stesso mese l’attenzione della squadra si spostò al carcere delle Ville Sbertoli e l’azione portò alla liberazione di 54 detenuti politici, tre donne e due ebrei.

Fedi non riuscì a partecipare l’8 settembre alla liberazione di Pistoia. Fu ucciso, in circostanze mai chiarite, dal fuoco nazifascista il 29 luglio 1944 nei pressi della collina di Vinacciano, quando le truppe alleate avevano ormai attraversato la Toscana e si erano arrestate al di là dell’Arno. Nel dopoguerra, a Fedi fu riconosciuta la Medaglia d'Argento al Valor Militare. —



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di Redazione web