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Luca Bracali, il pistoiese affetto dal mal d’Artico

Alessandra Tuci
Luca Bracali, il pistoiese affetto dal mal d’Artico

Il famoso fotografo e documentarista ha viaggiato in tutto il mondo ma non molla la città dov’è nato: «Mi ha dato tanto e continua a farlo» 

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PISTOIA. «Le auto sportive non me le potevo permettere, ma il mondo sì. Il mondo è di tutti». E da lì è cominciato un viaggio lungo una vita. 145 paesi in 27 anni, dai 12 ai 16 viaggi l’anno, 1040 voli aerei presi dal 2000 ad oggi, 220 servizi da regista, una ventina da documentarista, 17 servizi sul National Geographic, 13 libri scritti e altri tre in cantiere. Nel 2011 entra in Rai come regista e collabora con Ra1, Rai2 2 Rai 3 come documentarista. Dall’ambiente agli animali, fino ai reportage sulle etnie.

Lui è Luca Bracali, classe 1965, fotografo, documentarista, regista ed esploratore pistoiese, che vive nella sua città natale «perché io Pistoia non la mollo» dice, con una punta di orgoglio, con la moglie Nicoletta e le due figlie Sara e Sofia, rispettivamente di 32 e 20 anni, ma che lavora in giro per il mondo. «Sono a Barberino di Mugello adesso, il telefono prende male – dice – tra poco ho una lectio magistralis alla Bocconi sulle tematiche ambientali. . io che non ho una laurea, il mio tallone di Achille», dice ridendo. Ma lui di lauree non ha certo bisogno. È un fiume in piena. La sua curiosità è quella di un bambino che vede ogni giorno il mondo per la prima volta. È travolgente. «Io come scuola ho avuto la vita» confessa.

Centoquarantacinque paesi visitati in 27 anni. Quali sono stati i viaggi più significativi?

«Tutti hanno avuto la loro importanza, sicuramente quelli che hanno avuto un maggiore impatto su di me sono stati quelli in Artico. C’è chi soffre del “mal d’Africa”, io invece soffro del “mal d’Artico” e ogni poco devo tornarci. Quando avevo 16 anni studiavo sulla Treccani gli eschimesi e le loro migrazioni. Da lì è nata una passione che non è mai finita».

Qual è stato il suo primo viaggio?

«Nel 1991. Trenta giorni, 16 paesi visitati, 15mila chilometri a bordo di una Toyota con il mio amico Giacomo Dolfi. Abbiamo girato l’Europa in cambio di reportage. Da lì è cominciato tutto. Da ragazzetto ero un po’lo “zimbello” del paese, ero esile, piccolo di statura, andavo a messa, non facevo marachelle. Ero un po’ deriso e poco apprezzato dagli amici e dai professori».

E poi cos’è successo?

«Incontrai il professore Cornelio Bisello, mio zio Luigi mi mandò da lui a fare ripetizioni di matematica. Ma lui avrebbe potuto insegnare qualsiasi cosa, sapeva fare tutto, aveva una cultura enorme. Era appassionato di fotografia, mi fece vedere la camera oscura e mi regalò una telecamera. Mi piaceva il motociclismo e mi dissero che se avessi voluto stare dietro a questo mondo avrei dovuto fare il giornalista o il fotoreporter. Così nel 1991 feci il giro dell’Europa a bordo di una Toyota in cambio di reportage. Ho iniziato a fare fotografie per testate sportive per i mondiali di motocross, motogp e anche Formula1. Le auto sportive non me le posso permettere mi sono detto, ma il mondo sì. Il mondo è di tutti».

Nel 2000 il primo viaggio in Artico.

«Mi sono innamorato e ci sono tornato 40 volte. Nel 2009 ho raggiunto il Polo Nord a piedi. Ho iniziato a collaborare con vari scienziati, unendo due mondi bellissimi e per me affascinanti: il mondo della fotografia e quello della scienza. Sono malato di Indocina, ho fatto viaggi in Vietnam, Cambogia, Laos, Birmania».

Non solo tematiche ambientali ed animali. Le sue passioni sono anche incentrate su ricerche etnografiche.

«Documento etnie che sono destinate a scomparire. Andrò a fare un reportage sulle tribù dei Mursi in Etiopia. Ho fatto reportage sulle donne Giraffa e sulle donne Chin, quelle con il volto ricoperto di tatuaggi. Documento ricerche sulla spiritualità buddhista nel Laos. Voglio fare un reportage sulla donna e un libro che evidenzi la bellezza di questa creatura meravigliosa da ogni latitudine».

Dalle elementari di Piuvica alla Bocconi di Milano, dal Meyer di Firenze alla Concordia University di Montreal. Luca Bracali tiene lezioni a 160 gradi in giro per il mondo. Ma non molla la sua Pistoia.

«Ho avuto tante offerte, mi hanno chiesto di vivere a Roma ma io faccio il pendolare e rimango qui. Pistoia mi ha dato tantissimo. È una città a misura d’uomo, che ha avuto grandi nomi come Marino Marini e Jorio Vivarelli. Qui ho realizzato il mio primo libro in assoluto, una storia fotografica di Pistoia. Qui ho pubblicato anche l’ottavo libro e ricevuto tre premi alla carriera, uno alla cultura. Due libri sul verde li ho scritti grazie a Romiti Vivai e nel 2012 ho portato a New York una mostra fotografica su Rose Barni. Il 13 dicembre farò un evento alla fondazione Jorio Vivarelli. Pistoia mi ha dato tanto e continua a darmi. Non la mollo».

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