Gioco
Palazzo Fabroni scopre il nuovo volto dopo i lavori di ristrutturazione
Ampliati gli spazi all’ingresso per l’accoglienza del pubblico e sono state realizzate altre sale per la funzione museale
PISTOIA. La mostra «George Tatge | il colore del caso» che si inaugurerà oggi, permetterà di scoprire il nuovo volto di Palazzo Fabroni dopo alcuni importanti lavori di ristrutturazione, tra cui l’apertura di nuovi spazi riservati all'accoglienza del pubblico e di nuove sale destinate a funzione museale.
Qui, dove ha trovato una nuova collocazione la biglietteria con il guardaroba e il bookshop, accoglie oggi i visitatori uno spazio appositamente ideato e realizzato per raccontare, attraverso l'utilizzo di tecnologie innovative, la storia di Palazzo Fabroni e delle sue collezioni fino al nuovo giardino, contestualizzandone la presenza nell'ambito della rete dei Musei Civici di Pistoia e la collocazione nel cuore del centro storico cittadino.
Quattro nuove sale destinate a funzione museale ospitano poi le civiche raccolte d'arte dedicate al Novecento artistico pistoiese dalla seconda metà degli anni Venti alla fine degli anni Sessanta, con opere della 'scuola' pistoiese attiva nel periodo tra le due guerre e della cosiddetta ‘generazione di mezzo’ segnata dal contrasto tra figurativo e informale, e presenze di assoluto rilievo quali quelle dello scultore Marino Marini e della sorella gemella Egle, pittrice e poetessa, e degli artisti del gruppo denominato “Scuola di Pistoia” nel clima Pop degli anni Sessanta.
I lavori di recupero del pianoterra si inseriscono nel progetto infrastrutturale finanziato, oltre che dal Comune di Pistoia, con contributi sui fondi europei di sviluppo regionale Por Fesr – Regione Toscana 2014-2020 (per l’area di intervento “Arte Contemporanea”) e della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.
Insieme alle sale del primo piano dove, in logica prosecuzione di esperienze, il percorso museale continua e si conclude, e in continuità con le raccolte d’arte antica del Museo Civico in Palazzo Comunale, oggi Palazzo Fabroni riunisce dunque, al suo interno, i percorsi dedicati alla modernità e alla contemporaneità, con un doppio sguardo all'arte locale e a quella nazionale e internazionale.
Il complessivo riassetto dell'edificio settecentesco di via Sant'Andrea è stato possibile, per ragioni museologiche e museografiche ben precise, col trasferimento, dal mezzanino del Palazzo Comunale, delle opere del Novecento pistoiese in gran parte acquisite dal Comune in prossimità della Prima Mostra Provinciale d'Arte del 1928 con l'intento di costituire una pubblica galleria d'arte moderna, alle quali se ne sono aggiunte quattro, che arredavano le sale di altrettanti uffici comunali, insieme a tre sculture e a un dipinto a olio di Marino Marini, attentamente selezionati fra le opere di proprietà comunale concesse in uso alla Fondazione intitolata all'artista presso l'ex Convento del Tau.
Rinnovato nel suo assetto complessivo e fulcro del rapporto fra la città e il contemporaneo, Palazzo Fabroni appare oggi il vero e proprio Museo del Novecento e del Contemporaneo di Pistoia, come il fascino e la bellezza dell’edificio (basti pensare alla magnifica enfilade di porte corrispondenti alla scenografica facciata curvilinea) si meritano.
Una destinazione verso la quale, nel corso dell'ultimo decennio, si sono orientati l’adesione (2009) all’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani (Amaci), che riunisce ventiquattro tra i più importanti musei di arte contemporanea del territorio nazionale, impegnati a costruire una vera cultura istituzionale dell'arte moderna e contemporanea nel nostro Paese; la riapertura (2010) dell’accesso principale da via Sant’Andrea; e il riallestimento (2011) della collezione permanente al primo piano, con la conseguente destinazione delle sale del secondo piano alle mostre allestite in via temporanea. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
