Il Tirreno

Pistoia

giustizia amministrativa 

Comprava oro facendo pubblicità ingannevole: scatta la maximulta

M.D.

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PISTOIA. “Acquistiamo il tuo oro usato fino a 40 euro al grammo*. Valutiamo anche in cambio contanti”. Una pubblicità, quella diffusa a suo tempo, per quasi due anni, attraverso quotidiani, periodici, volantini e opuscoli, che, giudicata ingannevole, costerà cara alla “Centaine gioielli srl” di Pistoia: ben 50.000 euro. Il Consiglio di Stato ha infatti respinto l’appello contro la sentenza del Tar del Lazio che, nel gennaio 2017, aveva rigettato il ricorso che l’azienda pistoiese aveva presentato contro l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che, il 25 agosto 2011, le aveva irrogato la pesante sanzione accusandola di pratica commerciale scorretta.

Il Garante della concorrenza e del mercato era intervenuto in seguito ad una segnalazione della Federconsumatori di Pistoia del 4 ottobre 2010, seguita da quella, il 26 ottobre successivo, della Camera di commercio di Prato. Sotto accusa, la pubblicità apparsa su due periodici dell’area metropolitana, attraverso la quale la società proponeva l’acquisto di oro usato fino a 40 euro al grammo, per poi, con un asterisco, richiamare ad una frase stampata in caratteri più piccoli in cui veniva specificato che tale offerta valeva in realtà per “metallo puro 24 Kt, in cambio merce su tutti gli articoli”. Una pubblicità, secondo il Garante, che aveva presentato “in modo oscuro, incomprensibile o ambiguo informazioni rilevanti circa le effettive condizioni dell’offerta, potendo pertanto indurre il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso” . La frase in caratteri più grandi era destinata, spiega il Garante, a catturare “l’attenzione dei consumatori, indotti a ritenere che il parametro economico 40 euro al grammo sarà il valore loro corrisposto. Portandoli in tal modo a trascurare il richiamo posto più in basso” .

L’azienda avrebbe dovuto informare il consumatore circa i criteri di determinazione del prezzo anche in riferimento alle carature più basse. L’istruttoria da parte del Garante della concorrenza e del mercato aveva accertato che tale pubblicità giudicata ingannevole era stata diffusa dal gennaio 2009 al novembre 2010 in provincia di Pistoia, in quella di Prato e anche in Versilia. In tutto, un centinaio di pubblicazioni. In quel periodo, l’azienda aveva concluso 312 contratti di acquisto di oro usato, a fronte dei 92 conclusi nel 2009: un incremento ritenuto conseguenza della pubblicità stessa. E visto che nel 2010 l’azienda aveva realizzato un fatturato di 4,5 milioni di euro, l’Autorità garante aveva determinato in 50. 000 euro l’importo della sanzione amministrativa.

Che adesso, arrivata la sentenza del Consiglio di Stato, l’azienda dovrà pagare. —

M.D.

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