Il Tirreno

Pistoia

la sentenza 

Bond “spazzatura”: banca dovrà risarcire 50.000 euro

Massimo Donati
Bond “spazzatura”: banca dovrà risarcire 50.000 euro

Dopo 19 anni dall’acquisto dei titoli argentini da parte di un anziano risparmiatore la Corte d’appello ha dato ragione agli eredi nella causa contro l’istituto di credito

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pistoia. Sono trascorsi 17 anni da quel terremoto finanziario che mise in ginocchio anche migliaia di piccoli risparmiatori italiani: la dichiarazione di default che ridusse praticamente a carta straccia quei bond argentini che, anche nelle settimane appena precedenti, le nostre banche continuarono a proporre e a vendere a tutto spiano ai loro clienti in cerca di cospicui rendimenti . Rimasti poi con in mano un pugno di mosche. Come l’anziano cliente pistoiese dell’allora Banco Popolare, che di quelle obbligazioni speculative, nel 2000, nella filiale cittadina ne acquistò per un equivalente di oltre 50.000 euro.

Adesso, l’anziano risparmiatore ha avuto giustizia. O meglio, essendo ormai deceduto, ad averla saranno i suoi eredi, dopo che la Corte d’appello civile di Firenze ha sentenziato la restituzione di quei soldi: in sintesi, secondo i giudici di secondo grado, che hanno accolto la tesi dell’avvocato della famiglia, Gerardo Marliani, si trattò di un investimento non adatto al profilo di rischio di quel risparmiatore e, inoltre, la banca non ha mai dimostrato in giudizio di aver fornito al cliente tutte le informazioni dovute sulla natura e i rischi di quell’operazione.

Una causa, iniziata nel 2008, andata avanti per anni in quanto, a differenza di tutte le altre, numerose, portate avanti dallo stesso studio legale, il giudice civile del tribunale di Pistoia aveva in primo grado dato ragione all’istituto di credito sottolineando il fatto che l’anziano cliente aveva anche in seguito al default argentino effettuato altri investimenti di carattere speculativo con la stessa banca . Una sentenza ribaltata però il 26 ottobre scorso dalla Corte d’appello di Firenze, che ha ritenuto essere stata, spiega l’avvocato Marliani, «la carenza di informazioni ad aver indotto il cliente a concludere un’operazione che si è poi rivelata inadeguata a quello che era il suo profilo di rischio come risparmiatore».

A niente contava quella dicitura generica riportata nel contratto di acquisto “la banca ha fornita le informazioni sulla natura e sui rischi propri del presente ordine”. Nel 2000 l’anziano risparmiatore fu allettato da quel rendimento lordo superiore all’8 per cento quando firmo l’acquisto delle obbligazioni argentine. Ed effettivamente l’anno successivo incassò regolarmente le cedole. Ma non quello dopo, quando l’Argentina dapprima bloccò il pagamento degli interessi e poi dichiarò il “fallimento”, dicendo praticamente che quei bond non li avrebbe mai rimborsati a prezzo pieno ma soltanto in minima parte. E così l’anziano pistoiese, così come migliaia di risparmiatori italiani, perse quasi l’intero capitale investito. Ma non si è arreso. Dopo aver atteso per anni gli sviluppi delle trattative internazionali con lo stato argentino per conoscere l’entità dei rimborsi (rivelatisi poi minimi), nel 2008 si è rivolto all’avvocato Marliani, che ha avviato una causa civile in seguito portata avanti dagli eredi. Ai quali adesso andrà il risarcimento di 50.000 euro sentenziato dai giudici della Corte d’appello di Firenze. —

Massimo Donati

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