Italia
La Casa del Popolo sorse con l’Italia che rinasceva
Il circolo di Santomato festeggia settanta anni di attività: fondato nel 1949 divenne il simbolo della rinascita di una comunità dopo gli anni bui del fascismo
L'antifascismo e la voglia di ripartire, dopo gli anni bui della guerra, furono i valori al centro della loro azione di ricostruzione dal basso. Una ricostruzione che, oltre a quella degli edifici distrutti, si concentrò sulla quella degli animi delle persone e delle loro idee di libertà e democrazia. Tra il 1948 e il 1949 erano tutti poco più che ventenni. Avevano bisogno di un luogo di incontro e di scambio di opinioni, ma anche di divertimento e spensieratezza. Così, quella vecchia Casa del Fascio di Santomato (nell'attuale via Querciasanta) fu trasformata nella prima Casa del Popolo del paese. Il simbolo di una vera e propria rigenerazione di una comunità, oltreché di un luogo. Dentro, a mandare avanti tutto, solo giovani volontari.
La porta, ogni sera dopo il lavoro, si apriva alle 19 grazie a Giordano Pagliai, operaio della Breda, militante nel Partito Comunista che, nel '48, a causa delle sue idee e per il fatto che distribuiva l'Unità fu licenziato, per poi ritrovare lavoro in un'altra fabbrica. Lo stesso Pagliai negli anni '60, insieme alla moglie Carla, diventò il “cuoco inventore” dei tortellini alla prime edizioni della Festa de l'Unità di Santomato. Carte, biliardo, tombola, la pista da ballo estiva “La Stellina” e l'omonimo concorso di bellezza per le giovani del paese “Miss Stellina”.
All'interno della Casa del Popolo, c'era persino il barbiere Graziano Breschi, che si contendeva i clienti con quello della vicina parrocchia, richiamando alla memoria le scene in bianco e nero dei litigi tra Peppone e don Camillo.
«In quel luogo si imparava la vita». È questo che riecheggia nei ricordi di chi quegli anni li ha vissuti o se li è sentiti raccontare. Sono passati settant'anni da quel momento, ma lo spirito che ancora oggi – nonostante le innegabili difficoltà – anima i volontari del circolo Arci di Santomato è lo stesso. Quello che – per alcuni – è lo strano concetto del “prendersi cura” degli altri, ma che per loro rimane l'obiettivo primario. Tra i soci rimasti nella memoria di tutti, Giovan Battista Bracciali, detto Bista, originario di Monte San Savino nell'Aretino. E ancora Alvise Bartoletti, Giordano Pagliai, Francesco Fanciullacci e Amberto Bindini, i primi – alla fine degli anni sessanta - a lanciare una sottoscrizione di tutti gli abitanti del paese per costruire una nuova Casa del Popolo, più grande e accogliente, a pochi passi dalla precedente.
Al taglio del nastro il 4 marzo 1973, nell'edificio che ancora oggi la ospita al civico 35 della via Montalese, l'allora sindaco di Pistoia Francesco Toni e lo stesso Bista.
«A quel tempo – raccontano Stefano Bindini e Riccardo Michelozzi, soci del circolo Arci – c'era un grande entusiasmo. La Casa del Popolo era una vera palestra di vita. Si faceva politica, ci si confrontava. Si ballava e ci si divertiva». Eppure si faceva anche cultura. Perché la prima biblioteca di paese e il primo doposcuola nacquero proprio all'interno di quel luogo, grazie all'impegno del socio Fiorenzo Gori.
«Quell'impulso culturale – sottolinea Michelozzi - fu uno stimolo importante per l'intero paese e rappresentò, per molti che non avevano studiato, la possibilità di ricominciare».
Oggi il circolo Arci di Santomato è un punto di riferimento per gli amanti della musica con il palinsesto del Santomato live e il ballo nella grande sala, ma anche i pranzi e le cene sociali. A cavallo tra luglio e agosto anche la grande Festa de l'Unità, una delle più “rodate” nel panorama provinciale, e che registra un record speciale. La presenza dell'inossidabile coppia di volontari formata da Alvise Bartoletti e la moglie Elda Ferri, 83 anni lui e 81 lei, che nel 2019 hanno festeggiato la loro sessantottesima Festa de l'Unità consecutiva. Insieme a loro altri cento volontari. Instancabili braccia al lavoro nella cucina del ristorante, a guidare i più giovani, che pure non mancano tra i tavoli e dietro il bancone del bar, anche per le quotidiane attività del circolo. Un tempo si chiamavano il “popolo delle canottiere”. Oggi – come testimonia la maglietta all'ingresso del circolo – si potrebbero interpretare come quel “popolo delle sardine” che si sta ricompattando. In comune, quella stessa voglia di battersi per i valori in cui si crede.
Il consiglio direttivo è così composto: Mila Bartoletti (presidente), Stefano Bindini (vicepresidente), Maria Antonella Gori (amministratore), Matteo Galardini, Pierluigi Bindini, Giancarlo Bracciali, Flavio Gori, Alessio Gori, Antonio Pagnini, Martina Saccone, Lorenzo Spampani, Giacomo Pagnini, Perla Tania Gargini, Michele Salvi, Daniele Salvi, Giulia Bindini, Fausto Nesi, Riccardo Michelozzi, Walter Maltinti, Alessio Spampani, Alvise Bartoletti.
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