Sicurezza
Il presidente difende l’operatrice Maic sotto processo per maltrattamenti
Luigi Bardelli sul banco dei testimoni: «Subito licenziati i dipendenti scorretti, in questo caso non emerse nulla»
PISTOIA. Se dagli accertamenti interni fosse emerso anche un semplice comportamento non idoneo, quella dipendente sarebbe stata immediatamente licenziata. Così come tra l’altro era avvenuto per altri due operatori proprio in quel periodo. Questo, in sintesi, il senso della testimonianza di Luigi Bardelli nel processo che, in tribunale, vede un’operatrice della Fondazione Maria assunta in cielo (di cui Bardelli è presidente) accusata del reato di maltrattamenti nei confronti di tre ospiti della struttura.
«In tutte le nostre strutture – ha spiegato ieri mattina Luigi Bardelli alla giudice Alessandra Aiello – prima di tutto vengono i ragazzi. I nostri dipendenti sanno che alla Maic non c’è posto per chi ha atteggiamenti scorretti nei loro confronti» .
A Daniela Tesi, 58 anni (difesa dall’avvocato Delia Del Carlo, del foro di Livorno) nel capo d’imputazione formulato dal pm titolare dell’inchiesta, Claudio Curreli, nel chiedere il processo, si contesta di aver colpito a mestolate due ospiti della casa famiglia – uno affetto dalla sindrome di Down e uno da un grave deficit mentale – affidati alle sue cure, per costringerli a lavarsi, obbligandoli inoltre ad utilizzare acqua troppo calda, per poi lasciarli da soli nel bagno, nudi e insaponati, per andare a prendersi un caffè. Vittima di un altro episodio di maltrattamento sarebbe stata anche una ospite costretta sulla sedia a rotelle, colpita con un sonoro ceffone in quanto non stava seduta con la schiena dritta. I fatti sarebbero avvenuti nel corso del tempo, fino al 30 giugno 2014.
In caso di condanna, la Fondazione Maic dovrà provvedere al risarcimento dei danni in solido con l’imputata, in quanto è stata citata in giudizio come responsabile civile, su richiesta avanzata dall’avvocato di parte civile Pamela Bonaiuti, che rappresenta una delle parti offese.
Ieri mattina, davanti al giudice monocratico, è stato chiamato a deporre, come detto, il presidente della Fondazione Maic, che, con 120 dipendenti, nelle sue strutture segue circa 2.200 ragazzi disabili, di cui una ventina ospitati nella casa famiglia. Come lo era il ragazzo down che secondo l’accusa sarebbe stato vittima dei maltrattamenti più pesanti.
Un “vero birbante” lo ha definito ieri Bardelli per far comprendere come spesso fossero le operatrici a doversi “difendere” da lui e non viceversa .
«Simpatico, molto amato da tutti, ma birbante – ha detto – Era il personale che doveva difendersi da certe avance del ragazzo. Che toccava regolarmente il sedere alle nostre dipendenti e quando erano un po’ scollate cercava di leccarle». Come emerso dai frequenti controlli sull’attività della casa famiglia.
La sentenza è attesa nella prossima udienza. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
