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Bella Ciao a messa, l’amarezza del vescovo «Don Massimo ha disatteso le mie parole»

Tardelli: una scelta incomprensibile, quasi a mo’ di sfida. Il canto partigiano? Bellissimo, ma non è certo liturgico

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PISTOIA. «Amarezza, grande amarezza. È questo il mio sentimento prevalente in questo momento». Il vescovo Fausto Tardelli è rimasto colpito molto negativamente dalla decisione di don Massimo Biancalani di cantare in chiesa, alla fine della messa di domenica 24, “Bella Ciao”, brano che una nota della Diocesi, solo pochi giorni prima, aveva definito “inadeguato alla liturgia”.

« Non riesco proprio a capire – dice monsignor Tardelli, richiesto dal “Tirreno” di commentare l’accaduto – come dei fedeli cattolici possano non tener conto nella celebrazione liturgica di quelle che sono le indicazioni della Chiesa. Stupore e amarezza perché mi risulta incomprensibile come un sacerdote possa disattendere così tranquillamente e quasi a mo’ di sfida, quanto il vescovo dice. Rimango stupito e amareggiato».

Don Massimo, parroco divenuto noto a livello nazionale per il suo impegno nell’accoglienza ai migranti, ha spiegato a lungo durante l’omelia quali fossero le ragioni per cui riteneva opportuno cantare Bella Ciao. «Un canto – queste le parole del sacerdote – che fa riferimento a valori come la libertà e la giustizia, che anche noi cristiani siamo chiamati ad incarnare nelle scelte concrete delle nostre vite».

«Bella Ciao – osserva il vescovo – è un bellissimo canto che anch’io ho cantato mille volte e sempre con gioia. Tra l’altro, mio padre ha fatto parte delle formazioni partigiane che operarono sulle Alpi Apuane ed io ne vado oltremodo fiero. Che però non sia un canto liturgico, è talmente ovvio che mi pare superfluo persino dirlo. Che non sia appropriato cantarlo in chiesa, durante o al termine della celebrazione eucaristica, dovrebbe essere evidente, quando ci sono altri luoghi e altri contesti ben più adatti per farlo. Alla messa, non si canta nemmeno l’inno nazionale! Figuriamoci».

Ma non è stato solo il comportamento del parroco di Vicofaro a colpire negativamente Tardelli. «Amarezza e sofferenza – prosegue – anche per la prevedibile ulteriore strumentalizzazione di questa vicenda da parte del senatore Salvini che non perde l’occasione per entrare in polemica, in modo scorretto, nel contesto ecclesiale. Una ulteriore dimostrazione di miopia e, alla fine, di scarso di interesse nei confronti del mondo ecclesiale, “usato”, più che sostenuto».

«Amarezza infine – conclude il vescovo – per questo chiamare continuamente in mezzo in una specie di rissa mediatica la Chiesa. Mi viene da dire: Basta! È l’ora di finirla con questa insistente chiamata alle armi, alla guerra, alla censura nel nome del Vangelo. Rimbocchiamoci piuttosto le mani per risolvere i problemi!»

Sempre più tesi, dunque, i rapporti tra il vescovo e il parroco di Vicofaro, che già diverse volte era stato ripreso non tanto per la sua attività di accoglienza dei migranti quanto per la presenza quotidiana sui “social”, che regolarmente innesca furiose polemiche soprattutto con esponenti locali e nazionali della Lega e della destra in generale. —



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