Gioco
Don Biancalani: domenica cantiamo Bella Ciao in chiesa
L’annuncio del parroco di Vicofaro e la dura replica della Diocesi di Pistoia Ma lui insiste: «Sono i valori della Costituzione, che ci guida insieme al Vangelo»
PISTOIA. Anche nella chiesa di Vicofaro si canterà “Bella Ciao”. Don Massimo Biancalani oggi come don Andrea Gallo, il parroco genovese di San Benedetto al Porto, grande amico di Fabrizio De Andrè. Ma allora era il 2012, oggi il canto-simbolo dell’epopea partigiana (con buona pace dei filologi, che non gli riconoscono autenticità) è diventato un inno anti-salviniano e anti-Lega, tanto amato dal cosiddetto popolo delle “sardine”. Insomma, un canto politico.
Forse anche per questo l’annuncio pubblicato martedì da don Biancalani sulla sua pagina Facebook (“Anche Vicofaro non si lega. Nessun dialogo con chi fomenta odio. Al termine della Messa la Domenica canteremo Bella Ciao”) ha suscitato ieri la dura risposta dalla Diocesi. In una nota stampa dove non si fa mai il nome del sacerdote, da anni impegnato in prima fila per l’accoglienza dei migranti, l’annunciato canto di “Bella Ciao” viene duramente stigmatizzato.
"Quanto pubblicamente dichiarato da un presbitero di questa diocesi sui social in questi giorni - si legge - ci chiama a dire con molta chiarezza che in chiesa nelle celebrazioni liturgiche non si possono eseguire canti inadeguati alla liturgia, come del resto il buon senso dovrebbe già far capire. Alla manifestazione pubblica di una posizione non corretta in campo ecclesiale purtroppo non si può che rispondere con un’altra pubblica e netta presa di posizione di biasimo nei confronti di un comportamento provocatorio assolutamente inopportuno e oltretutto controproducente, che arriva dopo ripetuti richiami a una maggiore attenzione all’uso dei social".
"La forza del Vangelo e della preghiera domenicale - conclude la nota - parlano a tutti e tutti interpellano: non hanno bisogno di appendici fuori luogo o di strumentalizzazioni e forzature, di qualunque segno politico. Le manifestazioni o le prese di posizione personali richiedono altri contesti e altri luoghi".
Il messaggio non è firmato dal vescovo Tardelli ma è impensabile che non sia stato da lui avallato. Basterà a non far risuonare l’inno partigiano al termine della messa di Vicofaro? Don Massimo non è per niente convinto. «Don Milani diceva di avere come riferimenti il Vangelo e la Costituzione. Durante la messa, ovviamente, meditiamo sul Vangelo. Alla fine, con Bella Ciao, cantiamo i valori di democrazia, pace e antifascismo che sono alla base della nostra Costituzione. Dov’è il problema?».
Don Biancalani afferma di avere pieno rispetto del vescovo e del suo ruolo, ma aggiunge di non essere un soldatino. «Il vescovo mi spieghi perché cantare Bella Ciao non sarebbe appropriato. Se mi spiega che sbaglio, non avrò problemi ad obbedire. Ma una lettera come quella che è stata diffusa, tra l’altro senza neanche il mio nome, e senza la firma di nessuno... mi sembra anche un po’ offensiva».
Bella Ciao – questo il nodo centrale – è considerata da don Biancalani non un canto “politico” o “comunista”, ma semplicemente l’espressione di quei valori che animarono la Resistenza e poi la Costituzione. «Io vengo da una famiglia cattolicissima – continua don Biancalani – mi ispiro a don Orazio Ceccarelli (parroco della Ferruccia ai primi del Novecento, fondatore della prima Cassa rurale pistoiese e molto impegnato nel sociale, ndr). E mi ricordo che quando si andava in gita con la parrocchia, si cantava anche Bella Ciao. Da cattolici, certo. Dov’è il problema?». —
F. C.
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