Il dolore
A giudizio per abusi sessuali sulla figlioletta
L’uomo è accusato di averla ripetutamente molestata quando la bambina non aveva ancora compiuto dodici anni
PISTOIA. Di quegli episodi nessuno in famiglia ne aveva mai parlato. Né la madre, evidentemente succube del marito, né la sorella maggiore, ancora troppo piccola per intervenire. E anche lei, che allora aveva 11-12 anni, aveva accennato alle attenzioni morbose a cui il padre l’aveva sottoposta soltanto molto tempo dopo, nei colloqui con gli assistenti della struttura a cui, per un certo periodo, era stata affidata assieme alla sorella. Un racconto poi messo nero su bianco in una denuncia e ripetuto nel febbraio scorso, nel corso di un incidente probatorio davanti al gip.
Lunedì scorso, in tribunale, il padre della ragazza, oggi maggiorenne, è stato rinviato a giudizio dal giudice dell’udienza preliminare con l’accusa di violenza sessuale pluriaggravata: la pena massima prevista e per tale reato è 18 anni di reclusione. L’uomo – un 52enne pistoiese di cui non pubblichiamo le generalità per non rendere identificabile la vittima – comparirà davanti al tribunale collegiale il 20 febbraio prossimo. Secondo la ricostruzione fatta dalla procura, tra il 2011 e il 2012, in ripetute occasioni avrebbe molestato la figlia, toccandole le parti intime, sempre agendo in modo repentino e cercando di far passare le sue azioni come gesti di affetto, che però venivano percepiti dalla bambina per quello che erano in realtà: “atteggiamenti di natura morbosa e fastidiosa per la sua intimità” scrive il pm nel capo di imputazione. Che contesta anche al padre di aver cercato, in un’occasione, di baciarla sulla bocca, dopo averla inseguita e spinta sul letto e, messosi a cavalcioni su di lei, immobilizzandole le mani: aveva desistito solo quando, accorsa alle richieste di aiuto della figlia, la moglie gli aveva intimato di smetterla.
Tutti episodi che si erano consumati in un ambiente familiare di grave disagio sociale, tanto che le due figlie, per un certo periodo, erano state tolte ai genitori e affidate ad una struttura in Versilia, dove la ragazzina aveva parlato per la prima volta di quelle attenzioni particolari: i responsabili – era il febbraio 2017 – avevano inviato subito una relazione al tribunale dei minori.
Nel corso dell’udienza preliminare di lunedì, il difensore del 52enne, l’avvocato Giuseppe Roscitano, ha chiesto il non luogo a procedere sottolineando le molte contraddizioni emerse nel racconto della ragazza per fatti risalenti tra l’altro a sette anni fa e contraddistinti da una situazione di disagio sociale. Il suo assistito, con un’invalidità di natura psichiatrica – ha spiegato il legale – è sempre stato molto rigido nei confronti delle figlie, imponendo loro regole ferree, con lo scopo di proteggerle da certe frequentazioni ritenute da lui pericolose, arrivando anche a chiuderle in casa per non farle uscire. Una rigidità educativa, un’oppressione che la ragazzina avrebbe deciso di far scontare al padre con quei suoi racconti. E anche per non averlo più nella sua vita. –
Massimo Donati
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