Sicurezza
Costretta per anni a prostituirsi con botte, bastonate e minacce
Aguzzino condannato a 5 anni e 4 mesi, rinviata a giudizio la sua complice La vittima era stata fatta arrivare in Italia con la promessa di un lavoro da sarta
PISTOIA. Con la promessa di un lavoro da sarta, l’aveva fatta arrivare in Italia. Ma una volta a Prato, a forza di botte e minacciandola di rimandarla in Nigeria, l’aveva costretta a prostituirsi per le strade di Agliana, tutte le notti, per tre anni, intascandosi ogni volta tutti i soldi dei clienti. E dopo Agliana, era stata la volta di Sarzana, e poi di Faenza. Un inferno destinato ad andare avanti fino a quando non fosse riuscita a ripagare al suo sfruttatore i 50.000 euro a suo dire spesi per il suo viaggio clandestino. A salvarla, dopo un vano tentativo di fuga, l’allarme scattato quando si era presentata all’ospedale piena di graffi e lividi: portata in questura, la ragazza aveva chiesto aiuto ai poliziotti e denunciato il suo aguzzino.
Era l’11 marzo del 2014. Nei giorni scorsi Lawrence Ehimhen, 36 anni, nigeriano residente ad Imola, è stato processato con il rito abbreviato davanti al gup del tribunale di Pistoia. Sfruttamento della prostituzione, lesioni e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina le accuse per le quali il giudice lo ha condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione.
Sul banco degli imputati insieme a lui, la sua compagna Jaonna Amassnas, 45 anni, che aveva contribuito, anche lei a suon di botte e minacce, a fruttare la giovane connazionale. La sua posizione è stata stralciata: rinviata a giudizio, sarà processata davanti al tribunale collegiale.
Nel 2008, la loro giovane vittima, oggi 31enne, era stata fatta arrivare in aereo in Germania, e, da lì, l’Eimhen l’aveva portata in treno a Torino. Dove le aveva sottratto il passaporto, per poi farla andare in questura per chiedere il permesso come perseguitata politica. Quindi, il viaggio fino a Prato, dove, in un appartamento dove vivevano già altre sue giovani connazionali, le era stato fatto capire a suon di botte quale sarebbe stato il suo destino. Lawrence Ehimhen l’accompagnava tutte le sera ad Agliana, a prostituirsi, e un altro uomo, un italiano, per 16 euro la riportava a casa, dove doveva consegnare al suo sfruttatore tutti i soldi avuti dai clienti.
Condizioni di vita insostenibili per la ragazza, che dopo aver resistito per tre anni, era fuggita. Ma dopo qualche giorno, il suo aguzzino l’aveva ritrovata a Montemurlo: botte, tante, e il trasferimento a Sarzana, per farla prostituire su altre strade. Nel 2011, infine, l’aveva portata a Imola, nell’appartamento della propria compagna: là, ogni sera, doveva prendere il treno per Faenza. Circa 2.700 euro gli euro che ogni mese consegnava ai due, che, oltre che picchiarla, la minacciavano di farle fare un rito vodoo. L’11 marzo 2014,la ragazza aveva detto che voleva andarsene, che non ce la faceva più: come tutta risposta, era stata presa a bastonate dall’Ehimhen, mentre l’Amassnas l’aveva aggredita graffiandola con le unghie sul volto e su altre parti del corpo. L’ospedale, la questura e la fine dell’incubo. —
Massimo Donati
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
