Italia
Infermiera tagliò cavo salvavita il pm chiede due anni e mezzo
Verso la sentenza il processo per la morte dell’ex rappresentante Roberto Sibaldi il cui cuore batteva grazie ad un dispositivo alimentato da una batteria esterna
PISTOIA. La morte fu causata unicamente dal taglio del cavetto di alimentazione e di controllo di quella piccola pompa applicata al ventricolo sinistro. E le complicazioni in corso al momento dell’arrivo del paziente in ospedale sarebbero state con un’elevata probabilità superate attraverso l’adeguamento dell’apparecchiatura ai parametri vitali del momento e della terapia farmacologica. Ed è per questo che ieri pomeriggio il pm ha chiesto una condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione per la morte di Roberto Sibaldi, il sessantanovenne cardiopatico pistoiese spirato la sera del 20 marzo 2012 al pronto soccorso dell’allora ospedale del Ceppo, dove era giunto per una crisi respiratoria causata da un edema polmonare.
Sul banco degli imputati, accusata di omicidio colposo, Rita Murgia, l’infermiera di 62 anniche per un tragico errore recise, con un colpo di forbici, nel tagliare i pantaloni dell’anziano paziente per inserire un catetere vescicale, l’unica fonte di alimentazione del sofisticato dispositivo che lo teneva in vita.
Quattro mesi prima, Roberto Sibaldi, sposato e padre di due figli, era stato sottoposto, allora unico in Toscana, all’innovativo intervento, all’ospedale San Raffaele di Milano. Il suo cuore non ce la faceva più e l’unico modo per garantire un sufficiente afflusso di sangue agli organi vitali era stato l’impianto di un Vad (Ventricular assestement device), una pompa artificiale che sostituisce il ventricolo sinistro nel pompaggio del sangue, attraverso un bypass collegato direttamente all’aorta discendente. E quando alle 21,38 di quel 20 marzo il cavetto di alimentazione (che fuoriusciva dall’addome del paziente all’altezza dell’ombelico per collegarsi a centralina e batteria, contenute in una borsa-marsupio in quel momento appoggiata tra le gambe, sulla barello su cui era in posizione seduta) fu reciso, il Vad si arrestò di colpo. Inutile ogni tentativo di rianimazione.
Il rappresentante in pensione sarebbe morto ugualmente a causa della crisi in corso? Secondo il pm no: il 95% dei pazienti con edema polmonare viene curato con successo ha detto ieri. E come ha aggiunto poi uno degli avvocati di parte civile, dall’autopsia è risultato che si trattava di un edema lieve. Pubblico ministero e avvocati hanno sottolineato poi che 118 e ospedale erano perfettamente a conoscenza delle condizioni di Roberto Sibaldi. Ma evidentemente non Rita Murgia, che quindi avrebbe peccato di negligenza (perché non si era informata), di imperizia (per aver utilizzato le forbici maldestramente) e imprudenza (per aver agito con una concitazione non necessaria per il semplice inserimento di un catetere).
Secondo l’avvocato difensore Andrea Niccolai, invece, la sua assistita non ha alcuna colpa: non avrebbe avuto alcun modo di sapere dell’esistenza di quel cavo di alimentazione. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
