Il Tirreno

Pistoia

il caso 

Tornerà a nuova vita la scultura danneggiata di Marino Marini

Daniele Rovai
Tornerà a nuova vita la scultura danneggiata di Marino Marini

L’intervento sarà affidato a una équipe di professionisti, intanto la direttrice ha presentato denuncia dopo il gesto sconsiderato compiuto da una donna 

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pistoia. Presto la “testa femminile” dello scultore Marini Marini, una delle sue prime opere, datata 1920, esposta al terzo piano del museo omonimo e deturpata da un atto vandalico il 26 ottobre scorso, tornerà a nuova vita.

Lo ha confermato la direttrice del Marini, Maria Teresa Tosi, nella conferenza stampa convocata nella mattinata di ieri nel corridoio della gipsoteca del museo, il luogo dove è esposta la scultura rovinata dall’atto vandalico.

L’intervento di restauro sarà realizzato da un’équipe di professionisti fiorentini (Studio 4), specializzati nel restauro di opere pittoriche e sculturee e costerà un migliaio di euro; l’intervento si concentrerà in particolare sulla fronte, sul collo, sul sopracciglio sinistro, sotto la palpebra, lungo il setto nasale.

Si tratta di danni considerevoli, fortunatamente circoscritti, rassicura la direttrice Tosi.

Ecco cosa potrebbe essere successo quel giorno, secondo la direttrice che ha ricostruito i fatti grazie alle testimonianze dei custodi intervenuti a fermare la signora: «Una signora distinta era arrivata verso le 17 per visitare il museo. Data l’ora tarda, ha visto solo una parte delle sale. Così è tornata la mattina del giorno dopo per completare il giro. Quando è arrivata al terzo piano, nel corridoio della gipsoteca, una suggestiva galleria che espone una ricca collezione di gessi e volti molto cari allo scultore – ha proseguito la direttrice del Museo Marini, Tosi – appena i custodi si sono allontanati un attimo, si è arrampicata sul piano dove sono poggiate le opere, ha staccato la testa che era attaccata con dei perni al muro, si è messa a cavalcioni ed ha iniziato a graffiarla con un supporto di plastica, certamente un pezzo del sostegno, deturpando il volto. Sono poi passati pochi secondi dal sentire il tonfo della testa sbattuta sul piano e l’intervento degli addetti che hanno immobilizzato la donna, in un evidente stato confusionale. Ma il danno ormai era fatto».

Sono stati poi i carabinieri Pistoia, avvertiti dal personale del museo, a farla uscire dalla struttura. Dell’atto e dei suoi sviluppi giudiziari – la direttrice del Marini ha fatto denuncia - si stanno occupando le forze dell’ordine.

Gli addetti e la stessa direttrice non sanno dare una spiegazione del gesto senza motivo che è stato compiuto dalla signora. Però chi ha fermato la donna l’ha sentita urlare alcune frasi: «Lasciatemi togliere il nero», urlava mentre gli addetti la bloccavano. E poi: «Devo finire il mio lavoro!». Frasi che hanno colpito le persone presenti anche perché coincidenza vuole che la donna ha graffiato la scultura proprio sotto l’occhio sinistro, là dove era presente una leggera macchia. Non ci sono foto recenti della scultura, l’unica foto è quella fatta più di trenta anni fa, foto che la direttrice ci mostra, dove si vede chiaramente la presenza di una “voglia” scura che parte da sotto l’occhio sinistro e corre fino alla bocca. Una macchia che nel tempo è sparita, ma non del tutto. Forse era quello il “nero” che con il suo gesto sconsiderato la donna voleva rimuovere? –

Daniele Rovai

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