La protesta
Chiusi da decenni, vanno riscoperti i chiostri di Santa Chiara e Santa Lucia
Vi si accede dal Conservatorio San Giovanni Battista. Il presidente Baldassarri: «Dovere civico restituirli a Pistoia»
La scritta CCCCLXV con a lato il simbolo della Misericordia e sormontata dallo stemma di Pistoia, su una colonna in pietra ottagonale, è la prova provata dell’esistenza, dal Rinascimento, del chiostro di Santa Chiara, praticamente gemello del contiguo chiostro di Santa Lucia, ma tutti e due invisibili alla città da tre quarti di secolo. Come non esistessero. Eppure, sono due spazi secolari di storia e d’arte. Vi si accede oggi da corso Gramsci, attuale ingresso del conservatorio di San Giovanni Battista di cui fanno parte, insieme al vasto parco – giardino sul retro, alla monumentale ex chiesa omonima di Ventura Vitoni e all’istituto scolastico Filippo Pacini che ostenta un terzo chiostro, detto appunto di San Giovanni, che però è vivo e vissuto dagli studenti.
Il Santa Chiara, subiti i bombardamenti del’44, ferocissimi in tutta la zona, è stato rimesso in piedi negli anni’50. Dove occorreva, sono state ricostruite affrettate colonne squadrate, troppo brutte di fronte alle superstiti originali, affusolate con capitelli d’epoca, ma ora è il regno di una sconsolante solitudine, come il Santa Lucia che, pur risparmiato dalle bombe e nonostante la sua più snella bellezza, esprime anch’esso la tristezza di decenni di abbandono. Da oltre 70 anni i due artistici chiostri sono stati lasciati in balia di se stessi.
L’uno del 1310, l’altro del 1328, hanno dunque 700 anni. Di volta in volta, sono stati ospedali, monasteri o scuole. Badesse, monache, educande; medici, infermi e soldati feriti vi hanno trovato accoglienza, rifugio, educazione. Pietro Leopoldo e Scipione de’Ricci ne hanno fatto un uso “illuminato”. In breve, hanno scritto straordinarie pagine di civiltà, come del resto emergono storia e cultura da tutto l’insieme del San Giovanni Battista.
L’attuale direzione, presieduta dal professor Paolo Baldassarri, apre l’archivio delle memorie e, da tempo, ha messo in conto il loro recupero. Il “preside” (come Baldassarri è detto per aver egregiamente diretto per anni l’istituto Pacini) ha presieduto, recentemente, riunioni “informali ma non tanto” per trovare i necessari finanziamenti.
«È un doveroso civico – esclama – ridare alla città due luoghi così belli ed altrettanto importanti; destinarli al turismo ed alla cultura. Mettendo in relazione i chiostri col parco – giardino e l’ex chiesa di San Giovanni, Battista, si potrebbe dare vita ad un percorso integrato di storia e d’arte nel verde. Considero i chiostri e dintorni un capitale da investire per il progresso di Pistoia».
Nel frattempo, Baldassarri ha cura dei cortili, dei portici e dei loggiati, per quanto possibile, ma il tempo impone erbe selvagge, minaccia gli intonaci e mette disordine tra le piante; sfoglia le stesse pietre delle colonne e dei capitelli.
«Siamo ancora in tempo ad intervenire – conclude il presidente – per salvare tanta bellezza. Con giusti interventi, mirati e definitivi, tornerebbero il fascinoso equilibrio degli spazi, l’eleganza delle colonne e l’armonica fuga degli archi, così come rifiorirebbero i compositi capitelli di varia ispirazione. In Santa Chiara si contano 11 arcate e 12 portici; in Santa Lucia le arcate sono 28 con altrettante colonne a sostegno dei portici e 15 colonne dei sovrastanti porticati: un chiostro che, restaurato, contenderebbe il podio ad altri che Pistoia vanta».
«Ovviamente – conclude Baldassarri –, non dovremmo dimenticare gli interni. La storia popolare risale dal secolare pozzo monastico, con annesso lavatoio e da un cucinone a comune che ostenta un grande camino con artistico fregio. Un complesso con una chiesa e tre chiostri rinascimentali, in un grande parco – giardino, potrebbe essere un’ulteriore idea vincente non solo per la cultura, ma anche per attrarre turisti». –
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