Il Tirreno

Pistoia

la testimonanza 

«Ecco l’inferno di mio padre internato Le nuove generazioni dicano mai più»

Valentina Vettori
«Ecco l’inferno di mio padre internato Le nuove generazioni dicano mai più»

Da Buchenwald al campo di lavoro di Dora: nel libro del figlio, la storia del giovane soldato Dario Zara imprigionato dai nazisti

3 MINUTI DI LETTURA







Le tragedie del passato possono tornare. E allora servono degli anticorpi, che si rafforzano con la conoscenza, per contrastarle. È questo il motivo che ha spinto Paolo Manuelo Zara, consigliere comunale di Lamporecchio per il Partito comunista italiano, a raccogliere i frammenti di ricordi del padre Dario, e i documenti conservati dalla madre Edi. “Per Dario. Un giovane nell’inferno di Buchenwald e Dora”: pagine attraverso cui racconta la vicenda dell’uomo, allora ventenne, che trascorse diciannove mesi da internato militare durante la Seconda guerra mondiale. Prima nel campo di concentramento nazista di Buchenwald, poi nel campo di lavoro di Dora, dove venivano costruiti missili tedeschi.

Un inferno che per Dario Zara, classe 1921, militare inviato a combattere in Grecia, cominciò nel settembre 1943, dopo l’armistizio, quando i tedeschi da alleati si trasformarono in nemici. Insieme a migliaia di altri giovani italiani, fu catturato a Patrasso e trasportato nella Germania nazista come internato militare: vi rimase fino alla primavera del 1945. Fu uno dei pochi che riuscì a fare ritorno a casa, grazie all’intervento della Croce rossa. Ma in famiglia – anche a tanti anni di distanza – parlava a fatica dell’incubo che aveva vissuto sulla sua pelle. Un inferno che il figlio Paolo ha messo nero su bianco ricostruendone le vicende, per trasmettere la conoscenza alle nuove generazioni.

Cosa l’ha spinto a scrivere questo libro?

«In questi tempi bui, durante i quali si assiste troppo spesso a episodi di violenza, xenofobia e atti di razzismo dilagante, in cui pensieri e azioni antidemocratiche si rafforzano e si diffondono, ho sentito il bisogno di raccontare la storia di mio padre. La testimonianza di un giovane che non sopportava i soprusi e si sottraeva sistematicamente alle adunanze fasciste che in quegli anni si svolgevano anche a Pistoia, e che, dopo essere stato inviato al fronte, all’indomani dell’armistizio venne catturato dai nazisti e portato in Germania come internato militare».

Come ha ricostruito la vicenda?

«Mio padre Dario non parlava quasi mai delle violenze che aveva subito. Ma erano proprio i suoi silenzi a trasmettermi più consapevolezza. Negli anni è stata mia madre a raccogliere la documentazione che attesta la condizione di internato militare di mio padre. È quando ho ritrovato i documenti che ho capito che dovevo raccontare questa storia. Affinché diventasse patrimonio di tutti, memoria condivisa».

Come ha lavorato per realizzarlo?

«A fianco della documentazione a mia disposizione, ho ricucito i frammenti di episodi raccontati da mio padre e da mia madre. È stato un lavoro intenso, ma sentivo di doverlo fare».

Qual è il compito che assegna a questo libro?

«Vorrei poterlo portare nelle scuole e raccontare ai ragazzi cosa è accaduto in quegli anni. Le sofferenze vissute dalle donne e dagli uomini che si opposero al regime nazifascista. Abbiamo il dovere di lasciare ai giovani il seme della memoria, affinché germogli critico e forte nelle loro menti, e possa accompagnarli durante la loro vita».

Dario Zara è morto nel 2007. In memoria del padre, nel 2015 i figli hanno ricevuto la Medaglia d’onore ai cittadini italiani deportati e internati nei lager nazisti. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web