Gioco
«Ero la spalla di Pieraccioni, poi ho musicato i suoi film»
Il musicista Gianluca Sibaldi si racconta: dagli studi di pianoforte al lavoro come arrangiatore fino all’apertura di uno studio di registrazione
PISTOIA. Chi ha detto che musica ed informatica siano inconciliabili? Tra colonne sonore e performance multimediali c’è un filo invisibile anche più naturale di quel che potrebbe sembrare. Ovvio che il genio creativo fa sempre la sua parte. Lo sa bene Gianluca Sibaldi, classe 1964, musicista pistoiese. Lui che ha scritto, tra le tante cose, le colonne sonore di ben otto film di Leonardo Pieraccioni. Un artista a tutto tondo (con un esordio a base di studi classici) diventato compositore, arrangiatore e tecnico del suono. Da Aria Fresca a Le Iene fino a Giorgio Panariello e ai film di Pieraccioni.
Quali sono i ricordi più belli fino ad oggi?
«L’impatto con il pubblico, quando facevo il pianista come spalla musicale del Leonardo Pieraccioni Show. Tutte le sere era un salto nel buio perché Leonardo è un grande improvvisatore e il pubblico sempre diverso, quindi dovevo essere pronto a seguire lo spettacolo in qualunque direzione andasse, improvvisando a mia volta. Inutile dire che la botta di adrenalina era sempre notevole».
Anche la barba di Gianluca è legata ad un episodio particolare del film “Il Paradiso all’improvviso”.
«Pieraccioni mi fece girare una scena, poi tagliata, travestito da chitarrista mendicante. Per girarla il truccatore mi costruì sul viso una barba finta ma che sembrava verissima. Mi piacque e decisi di lasciarla crescere. Ovviamente ringraziai il truccatore, Francesco Nardi, e da lì si creò una bella intesa».
Oggi, dopo 16 anni, quella barba ha cambiato completamente colore ma è ormai accessorio indispensabile.
«A volte quando mi guardo allo specchio vedo la barba e mi viene da pensare a Francesco che purtroppo ci ha lasciato prematuramente qualche tempo fa. Ma è bello che il suo segno rimanga ancora forte sulla mia faccia e nella mia vita».
Com'è nata questa sua passione per la musica?
«È entrata nella mia vita da bambino. Ancora prima di suonare il pianoforte, mi costruivo strumenti inverosimili con degli elastici tesi fra dei pezzi di legno a mo’ di arpa o di contrabbasso, suonavo i bicchieri a calice, suonavo le molle del tavolino allungabile di cucina... E registravo tutta questa roba con un registratorino a cassette, cercando di tirarci fuori qualcosa di ascoltabile».
Poi qualcuno le regala una chitarra giocattolo.
«Riuscii a convincere i miei genitori a farmi studiare il pianoforte ed iniziai a suonare in un gruppo. Presto mi accorsi che mi interessava di più produrre musica mia piuttosto che suonare quella degli altri. Iniziai a lavorare come turnista e arrangiatore nei primi studi di registrazione della zona, iniziai a studiare composizione e poi insieme ad un paio di amici aprii uno studio di registrazione. Da lì è partita un’esperienza di produzione musicale che arriva fino ad oggi passando dalla discografia al teatro fino alle colonne sonore».
Lei ha scritto le colonne sonore di otto film di Pieraccioni. Come ha avuto origine questa collaborazione?
«Grazie al nostro comune amico e agente Fernando Capecchi. Leonardo voleva incidere un disco con alcune sue canzoni e Capecchi lo portò da me per fare gli arrangiamenti e la produzione dell’album. Nacquero subito un’intesa ed una collaborazione che mi portarono poco dopo sul palco insieme a Leonardo come pianista/spalla musicale nei suoi spettacoli di cabaret. Successivamente, dopo una lunga stagione di spettacoli in teatro, ho avuto l’opportunità di comporre le colonne sonore dei suoi film».
Musica ed informatica. Come si conciliano questi due mondi?
«Dal mio punto di vista non sono così distanti. Ho una formazione si può dire classica come compositore, ma ho sempre frequentato con grande curiosità qualunque genere musicale. La mia formazione è stata credo molto trasversale: a 12 anni ascoltavo i Pink Floyd, provavo a suonare Bach, mi affacciavo con reverenza ai soundscapes di Berio e Stockhausen. Mentre studiavo composizione, realizzavo da autodidatta i primi programmi su uno ZX Spectrum, poi quando ho aperto lo studio di registrazione ho iniziato a realizzare software per fare editing di campioni audio e per gestire i banchi di suoni dei sintetizzatori».
Da lì Sibaldi inizia a sperimentare l’interazione tra gesto e suono in tempo reale e dopo comincia a realizzare installazioni sonore per spazi espositivi. Fino ad arrivare ad oggi.
«Da qualche tempo collaboro con Marco Monfardini nella piattaforma EXTRAsync in una sorta di laboratorio creativo digitale permanente. Pochi mesi fa abbiamo portato la performance “scanAudience” al LEV Festival in Spagna, con un riscontro notevolmente positivo sia di pubblico che di critica».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
