Gioco
Chiederà il patteggiamento la vedova dell’ex vigile del fuoco Antonio De Witt
Pistoia, maltrattamenti aggravati dalla morte: al via il processo d’appello. In primo grado la donna è stata condannata a 18 anni
pistoia. Una morte per cause naturali, per un infarto dovuto alle malattie di cui soffriva da tempo: coronaropatia e interstiziopatia polmonare. Insomma Antonio De Witt non sarebbe morte di “crepacuore”, a causa dei maltrattamenti subiti, delle tossine accumulate per via delle sofferenze patite nei suoi ultimi giorni di vita. Ed è con tale convinzione che, davanti alla Corte d’assise d’appello, oggi, mercoledì 30 ottobre, si presenterà l’avvocato Alessandro Mencarelli, difensore della vedova dell’ex vigile del fuoco pistoiese, Bogdana Marinova Vesselinova, 51enne di origini bulgare che lo scorso dicembre fu condannata a 18 anni di reclusione per il reato di maltrattamenti aggravati dalla morte.. Ai giudici di secondo grado il legale chiederà in prima istanza la derubricazione del reato contestato in quelli di maltrattamenti e di abbandono di persona incapace, che prevedono pene più lievi. E quindi presenterà istanza di patteggiamento, con l’obiettivo di ottenere lo sconto di un terzo sulla pena base.
Qualora la richiesta venisse respinta, il processo potrebbe già oggi arrivare a sentenza, sempre che la corte non decida di nominare un proprio consulente per avere un parere terzo sulle cause della morte della parte offesa rispetto alle perizie già fatte eseguire sia dalla pubblica accusa che dalla difesa.
Secondo il consulente nominato dal pm del processo di primo grado Giuseppe Grieco, erano stati i continui maltrattamenti subiti a devastare Antonio De Witt Molendi, e a portarlo alla morte. Certo, non ucciso volontariamente, ma ciononostante vittima di una sorta di omicidio concretizzato con quotidiana e crudele lentezza. E d’altra parte era stata quasi da omicidio la pena a cui il 13 dicembre scorso la corte d’Assise di Firenze aveva condannato Bogdana Marinova Vesselinova. Riconoscendo anche l’aggravante della recidiva, per quell’anziano che, tra il 2007 e il 2008, a Poggibonsi, fu vittima di maltrattamenti da parte della Marinova, la sua badante: un reato per il quale (assieme a quello di estorsione) la donna finì addirittura in carcere e per il quale patteggiò la pena di un anno e 10 mesi di reclusione davanti al tribunale di Siena.
Una maltrattante seriale l’aveva perciò definita il pubblico ministero.
Antonio De Witt fu trovato senza vita dai soccorritori del 118 la mattina del 5 febbraio del 2017 nel suo appartamento di via Ferrucci, nella squallida cameretta in cui era costretto a dormire. Abbandonato lì dalla moglie a morire d’infarto sul pavimento freddo di una stanza senza riscaldamento, con il naso rotto, a pancia in giù in una pozza di sangue. Con quella stessa totale indifferenza che – aveva sottolineato nella requisitoria il pm – aveva contraddistinto anni di maltrattamenti. Portati avanti con crudeltà, malvagità, e senza alcun motivo, gratuitamente.
Con un picco di percosse coinciso con gli ultimi due, tre giorni di vita dell’ex vigile del fuoco e culminato con la sua morte. Non immediata, ma arrivata dopo due, tre, quattro ore di agonia. Durante le quali sarebbe forse bastata una telefonata al 118 per scongiurarla. Telefonata che la Marinova aveva fatto solo alle 8,10 del mattino: ore ed ore dopo la caduta in avanti del marito, a corpo morto, nella sua cameretta, avvenuta alle 21,45 precedenti, come testimoniato dalle inquiline del piano di sotto, che avevano udito il tonfo. Il fatto è che la prima telefonata l’imputata la prima telefonata l’aveva fatta alle 23,08, al figlio, che le aveva consigliato di chiamare i soccorsi, così come nelle telefonate delle 23,33, delle 23,52 e di mezzanotte e venti. Poi alle 4,36 l’imputata aveva chiamato un’amica, poi un muratore per disdire l’appuntamento per quella mattina. E solo dopo le 8 il 118. —
Massimo Donati
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