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Capecchi: il piano ex Breda andrà rifatto se a breve non arriva un compratore

Fabio Calamati
Capecchi: il piano ex Breda andrà rifatto se a breve non arriva un compratore

Dibattito in consiglio comunale dopo l’esito negativo della prima asta fallimentare per il grande cantiere edile

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PISTOIA. «Se entro qualche mese arriva la fumata bianca, cioè degli imprenditori che mettono sul tavolo le risorse necessarie, allora si andrà avanti con l’attuale piano particolareggiato. Altrimenti dovremo ripianificare l’area». L’asessore all’urbanistica Alessandro Capecchi ha concluso così il suo intervento in consiglio comunale sulla situazione del piano di recupero dell’area ex Breda.

La notizia che la prima asta per vendere il grande cantiere della fallita Giusti per l’edilizia era andata deserta (proprio ieri si sarebbe dovuta tenere l’asta, se fossero arrivate delle offerte) ha ovviamente suscitato un dibattito nell’assemblea di Palazzo di Giano. Difficile che avvenisse diversamente, del resto, vista l’importanza del recupero della grande area tra la stazione ferroviaria e il centro, un vero e proprio quartiere che cambierebbe il volto stesso della città, ma che adesso, a causa del fallimento dell’azienda che era impegnata a realizzarlo, cioè la Giusti per l’edilizia, si presenta sostanzialemente come un gigantesco cratere immobile da anni.

A sollevare il problema, una comunicazione di Tina Nuti (Pistoia spirito libero) che ha chiesto conto all’amministrazione del passaggio a vuoto dell’asta, a fronte di ripetute evocazioni di imprenditori anche stranieri pronti a presentare la loro offerta. E a fronte dell’allungamento di altri tre anni del piano particolareggiato in vigore, proposto e approvato dalla maggioranza, proprio per favorire questi acquirenti.

Sul tema Alberti (Pd) ha rincarato la dose, affermando che a gennaio, invece di prorogare il piano particolareggiato in scadenza, il Comune avrebbe dovuto incassare le fidejussioni e ripianificare subito l’area.

Conclusioni, queste ultime, respinte sia da Vespignani (Pistoia Concreta) sia da Galligani (FdI).

L’assessore Capecchi ha quindi preso la parola affermando che di fronte all’esito negativo della prima asta l’amministrazione non era «né preoccupata né contenta». Ha confermato che sia i curatori fallimentari sia la stessa amministrazione comunale sono stati contattati da imprenditori dichiaratisi interessati a completare il recupero dell’area ex Breda, in particolare realizzando il grande albergo e il parcheggio sotterraneo da 800 posti auto.

Ripercorrendo rapidamente la storia del piano di recupero, Capecchi ha però ribadito la bontà della scelta compiuta dal Comune ad aprile, con l’ allungamento del piano particolareggiato. Una scelta che a quel punto non aveva utili alternative, proprio perché il piano era scaduto dopo ben 13 anni di validità (grazie anche ad una proroga per legge) restituendo mano libera al Comune quando ormai la Giusti per l’edilizia era in crisi irreversibile.

A quel punto, con una procedura fallimentare in atto – ha precisato l’assessore – percorrere strade diverse come quella suggerita da Alberti di incassare le fidejussioni e realizzare direttamente come Comune le opere pubbliche, avrebbe presentato grossi problemi, ad esempio perché molte delle aree su cui si sarebbe dovuti intervenire non sono del Comune ma fanno parte del fallimento.

Detto questo, Capecchi ha espresso l’auspicio che curatori e giudice delegato imbocchino la via di una nuova asta al più presto, senza modifiche al bando che portino via tempo in perizie e altri inciampi. Infine, sull’ipotesi di una ripianificazione dell’area, l’assessore ha ricordato che la riduzione delle possibilità edificatorie ad oggi esistenti non potrà andare oltre ad un certo limite, visto che il valore delle opere pubbliche da chiedere all’azienda realizzatrice è per l’appunto legato al valore complessivo dei beni da edificare. —

Fabio Calamati

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