Il Tirreno

Pistoia

le indagini 

Scattato per 4 appartamenti il sequestro preventivo

M.D.

2 MINUTI DI LETTURA





pistoia. Un modus operandi diffuso in altre zone del Paese, soprattutto nelle grandi città, ma che a Pistoia non era mai emerso nel corso delle tante indagini sulle “case d’appuntamento” via via scoperte negli ultimi anni. Fatto sta che questa volta i carabinieri di Quarrata hanno scoperto che dietro il via vai di trans e ragazze negli appartamenti (poi sequestrati dalla procura) c’era una regia: quella delle due trans brasiliane, che, gestendo gli arrivi da altre città italiane, dal giro d’affari traevano non pochi profitti.

«Un fenomeno criminoso qua poco conosciuto la cui emersione è stata resa possibile dall’attività a cui noi cerchiamo di dare sempre più impulso: il controllo del territorio» ha spiegato il colonnello Gianni Fedeli.

Quel controllo del territorio grazie al quale – come ha sottolineato il tenente Cosimo Friolo, attualmente al comando della Compagnia di Pistoia – che ha portato alla denuncia della sfruttatrice dominicana da cui è poi partita l’operazione “Service Area”.

«Un’indagine molto difficile – ha precisato il maggiore Vincenzo Bulla, comandante del Reparto operativo – ma che i carabinieri della Stazione di Quarrata hanno condotto in modo brillante. Sono stati bravissimi. Perché, nonostante l’indagine sia partita a novembre 2018, hanno accertato anche reati compiuti avvenuti già dal 2016 ricostruendoli attraverso documentazioni e testimonianze di prostitute “rincorse” in mezza Italia e d esaminando migliaia di pagine di tabulati telefonici».

Insomma, secondo quanto accertato dal luogotenente Salvatore Maricchiolo e dai suoi uomini, le trans e le ragazze sfruttate pagavano 400 euro a settimana per poter portare i clienti negli appartamenti in cui temporaneamente abitavano. Se invece con i clienti consumavano le prestazioni per strada, alle due trans brasiliane andavano solo 250 euro. Il tutto a fronte di contratti di affitto (stipulati dal prestanome) che non superavano i 550 euro mensili per l’appartamento di via Dalmazia e i 450 per quello di via Quattro Novembre.

Canone che, per quanto riguarda l’appartamento di via Dalmazia, veniva pagato mensilmente in contanti o tramite bonifici non da colui che aveva firmato il contratto (Panebianco) ma dalle prostitute che via via ci abitavano ed esercitavano temporaneamente: per questo i proprietari, marito e moglie di Quarrata, secondo gli inquirenti non potevano non sapere cosa succedeva lì, dato che inoltre le fatture le rilasciavano al prestanome.

Per l’appartamento di via Quattro novembre, invece, sempre affittato da Panebianco, per conto di Raphael Silva, non è stata provata la consapevolezza del padrone di casa, nei confronti del quale le accuse di sfruttamento e favoreggiamento sono perciò cadute.

Secondo gli inquirenti, Abrantes e Silva si occupavano a volte anche degli annunci da pubblicare sui siti a luci rosse dalle prostitute da loro ospitate e sfruttate negli appartamenti. —

M.D.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web