Il Tirreno

Pistoia

montale 

Consiglio comunale dedicato all’inchiesta sull’ex Carbonizzo

Tommaso Artioli

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MONTALE. È fissata per la sera di mercoledì prossimo la seduta straordinaria del consiglio comunale di Montale, chiesta dal centrodestra, in cui si parlerà degli ultimi sviluppi legati alla questione dell'ex Carbonizzo di Fognano. All'ordine del giorno c'è la “richiesta di chiarimenti in merito alle notizie apparse sulla stampa circa l'apertura di un'indagine giudiziaria sulla vicenda dell'ex carbonizzo Tempesti di via Gramsci a Fognano e sull'area di atterraggio di via don Verità”, rivolta all'amministrazione dal gruppo di opposizione Centrodestra Unito per Montale con un'interpellanza.

Il riferimento è quello all'indagine della Procura di Pistoia in cui si ipotizza il reato di abuso d'ufficio e che vede al momento sei persone iscritte come atto dovuto nel registro degli indagati. Indagine nell'ambito della quale all'inizio di ottobre sono stati sequestrati atti relativi agli strumenti urbanistici, ed in particolare al Piano operativo, nel palazzo comunale di Montale e documenti nelle abitazioni delle sei persone persone coinvolte, tra cui non figurano amministratori e dipendenti pubblici. Prima della notizia dell'indagine, a metà settembre, il centrodestra aveva già presentato una prima interpellanza sull'ex Carbonizzo. Ma allora al centro dell'attenzione c'era solo la vicenda - divenuta di dominio pubblico qualche mese prima - che vede contrapposte l'immobiliare Meridiana (proprietaria dal 2003 del complesso che si affaccia su via Gramsci a Fognano) e l'amministrazione comunale, legata alla riduzione della superficie edificabile sull'area stabilita con l'ultimo Piano operativo. Dopo l'acquisto del complesso nel 2003, il confronto tra la Meridiana e il Comune di Montale si è protratto negli anni, fino a quando, col nuovo Piano operativo, la superficie edificabile sui terreni dell'ex Carbonizzo è stata ridotta rispetto ai circa 6.400 metri quadrati previsti inizialmente, portando la società immobiliare a ritenere il progetto di recupero preventivato non più sostenibile dal punto di vista economico. —

Tommaso Artioli

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