Sicurezza
UNA FERITA CHE LA CITTÁ NON PUÒ SOPPORTARE
Salvo clamorose novità, il brutto spettacolo delle mura urbane crollate farà compagnia anche quest’anno alle famiglie pistoiesi che a novembre si recheranno al cimitero comunale o a quello della Misericordia per l’annuale omaggio ai propri defunti.
D’altra parte era difficile pensare che quell’obbrobrio che dura ormai da otto anni si potesse risolvere in quattro e quattr’otto, le mura restaurate e il terreno sottostante liberato dalle macerie del crollo. Il tentativo di riparare quella ferita, del resto, ha messo alla prova tre diverse amministrazioni, ciascuna con tempi diversi a disposizione, ma sempre con lo stesso risultato finale: nessuno.
Certo, non si tratta di una questione semplice da risolvere, soprattutto se non si hanno risorse a disposizione. Questo va riconosciuto. Ma accettare come inevitabile questo stato di cose non è possibile, né giusto, per una città che solo due anni fa è stata orgogliosamente Capitale italiana della cultura. Quello sbrego nella cinta muraria è un simbolo di decadenza che un’amministrazione dovrebbe vivere come una ferita insopportabile nella carne viva della comunità. C’è da rendere giustizia ai privati danneggiati dalla vicenda, certo: ma c’è soprattutto da rammendare quello squarcio. Il tempo passato è già troppo. —
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