Il Tirreno

Pistoia

Sgarbi: «Pistoia capitale della cultura è stata un’occasione sprecata»

Fabio Calamati
Il critico d'arte Vittorio Sgarbi e il presidente della Fondazione Caript Luca Iozzelli (Foto Gori)
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Il critico d'arte Vittorio Sgarbi e il presidente della Fondazione Caript Luca Iozzelli (Foto Gori)

Visita lampo del critico d'arte alle esposizioni di palazzo de Rossi e palazzo Buontalenti

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PISTOIA. Il ciclone Vittorio Sgarbi si è abbattuto ieri sulle due mostre in corso a cura della Fondazione Pistoia Musei. In un’ora e mezzo di visita privata a Pistoia, il critico d’arte più conosciuto d’Italia ha trovato il modo di: visitare la mostra di artisti pistoiesi del primo Novecento allestita al piano terreno della sede della Fondazione Caripit, in via de Rossi; passare in rassegna la mostra “Italia Contemporanea 1960-1975” di Palazzo Buontalenti; tornare in via de Rossi per uno sguardo meditato ad alcuni autori che gli erano particolarmente piaciuti; esplorare con insaziabile curiosità tutta la sede della Fondazione (compreso l’ufficio personale di un imbarazzato presidente Luca Iozzelli); formulare giudizi positivi sulle mostre appena viste e negativi su Pistoia capitale 2017 della cultura, dire la sua sulla polemica del giorno riguardo le opere d’arte da prestare o meno (vedi riquadro). Il tutto conversando con una decina di interlocutori (tra cui il fotografo Aurelio Amendola), appuntandosi cellulari, lanciando idee per mostre da fare e concedendosi senza problemi anche a qualche foto ricordo.

In sintesi: a Sgarbi le mostre pistoiesi sono piaciute. Quella sull’Italia contemporanea, che ha visitato sottobraccio al curatore Marco Meneguzzo, l’ha gratificata degli aggettivi «precisa» e «puntuale» nel fotografare un itinerario artistico, quello del secondo Novecento italiano, che da sempre Sgarbi critica perché ignora l’arte figurativa a vantaggio di astrattismo e arte povera. Ma d’altra parte l’excursus di Meneguzzo nell’immenso patrimonio artistico di proprietà di Intesa Sanpaolo non poteva cancellare le tendenze affermatesi in quegli anni.

“Pistoia Novecento”, a Palazzo de Rossi, gli è però piaciuta di più, perché gli ha regalato il contatto con artisti interessanti e (da lui) poco conosciuti. Un esempio per tutti: Corrado Zanzotto, di cui Vittorio Sgarbi è rimasto a lungo a contemplare un busto, e che gli ha suggerito l’idea di un’iniziativa culturale che lo accomuni al fratello Andrea, celebre poeta. Apprezzate anche le opere di Pietro Bugiani e alcune xilografie di Giovanni Michelucci.

Parlando di pittori, Sgarbi non ha potuto fare a meno di citare Giacinto Gemignani, un grande trascurato (a suo avviso), al quale Pistoia capitale della cultura nel 2017 avrebbe ben potuto dedicare una grande mostra.
Già, l’anno da capitale. «Un’occasione sprecata, fuori da Pistoia nessuno sa che la vostra città è stata capitale della cultura»: ecco il primo, abrasivo giudizio. E il presidente della Fondazione Caripit, Luca Iozzelli (“magna pars” nella vicenda capitale della cultura), incassa con un sorriso stirato. Poi l’illustre ospite si spiega. «Sono state organizzate cose anche decorose, di valore, che ho apprezzato. Ma è mancata completamente la comunicazione. Che te ne fai di un titolo del genere se il mondo non lo sa? E poi quel logo esecrabile, non ha certo aiutato. Così Pistoia ha finito con l’essere schiacciata tra Ravenna e Mantova, prima di lei, Palermo che ha saputo nel 2018 rivitalizzare la città, e Matera che quest’anno, a pieno titolo, è capitale europea».

E allora? «Il vantaggio – continua Sgarbi – è che visto com’è andata nel 2017, potete trovare un pretesto e rilanciare una vera operazione. Per esempio un evento che rilanci un vero grandissimo artista come Gemignani». Chissà se qualcuno ha preso nota.

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