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Migranti, a Pistoia ancora due bandi semideserti. Si va verso la proroga degli attuali gestori
Il contratto d’assegnazione dovrebbe partire dal 1° novembre, ma i tempi sono stretti. Tutto invariato fino a marzo 2020
pistoia. Ancora due bandi della Prefettura di Pistoia, indetti per trovare sul territorio provinciale strutture da destinare a Centri di accoglienza straordinaria per richiedenti asilo, sono andati semideserti. . Un copione che si ripete, dopo l'esito negativo dei primi due della primavera 2019 a cui non partecipò nessuno degli attuali enti gestori pistoiesi, in contrasto contro i tagli all'accoglienza dell'allora ministro dell'interno Matteo Salvini. A questo giro hanno partecipato tre soggetti. E solo uno è di Pistoia.
I bandi – scaduti ad agosto – prevedono due tipologie di accoglienza. Da una parte, la gestione di centri collettivi – fino a un massimo di 50 posti per struttura - per un totale di 200. Il secondo bando prevede invece la gestione di centri di accoglienza costituiti da singole unità abitative, sempre per un totale di 200 posti. In entrambi la durata dei progetti è di un anno, rinnovabile per altri dodici mesi.
L'importo totale per la gestione dei grandi centri è di 6,5 milioni di euro, mentre quello delle singole unità abitative è di 5,3 milioni. Il budget pro capite, assegnato a cooperative e associazioni, per la gestione di ogni richiedente asilo, però, è inferiore rispetto al passato. Così come definito dal Decreto Salvini: un massimo di 26,35 euro nel caso di grandi strutture, 21,35 euro per quelle piccole. Contro i vecchi 35 euro. Nella prima tipologia di accoglienza (grandi centri), la Prefettura ha assegnato, seppur in via provvisoria, la gestione all'Associazione Partecipazione e Sviluppo (Bagni di Lucca), e l'associazione temporanea di impresa Integro società cooperativa sociale insieme con Doppia Elle srl (quest'ultima riconducibile a quello che qualche anno fa era il centro di accoglienza di San Mommè). Mentre nella seconda tipologia di accoglienza (quella che punta alle singole unità abitative, ovvero vere e proprie abitazioni) l'unico soggetto ad aver partecipato (e ad aver ottenuto l'affidamento provvisorio) è Giovani e Comunità - Società cooperativa sociale, della provincia di Lucca.
Il contratto di assegnazione dovrebbe partire dal 1 novembre. Ma i tempi appaiono stretti, e probabilmente – questo è quanto emerge dalle ultime riunioni alla presenza degli enti gestori dell'accoglienza - la Prefettura, guidata dalla dottoressa Emilia Zarrilli, (che con le strutture individuate fino a oggi non arriva ancora a coprire il fabbisogno dei posti necessari per accogliere tutte le persone) potrebbe decidere di pubblicare un terzo bando e, al contempo, prorogare fino al marzo 2020 i progetti dei Cas relativi agli enti gestori che parteciparono al bando del 2017.
Per le associazioni e le cooperative che, invece, dovessero rinunciare alla proroga, scatterebbe la ridistribuzione dei richiedenti asilo in altri centri. In termini di numeri, le persone ancora inserite nei Cas della provincia sono scese a trecentotrenta, contro le oltre mille del periodo emergenziale dell'estate 2017. Di solito, i progetti di accoglienza hanno una durata massima di due anni (che è anche il tempo con cui un richiedente asilo dovrebbe ottenere risposta dalle Commissioni territoriali sul permesso di soggiorno), il problema però sono le persone che fuoriescono dai progetti prima di aver trovato un percorso di integrazione sociale e lavorativa.
E quanto accade nella parrocchia di don Massimo Biancalani ne è la conferma. Ecco perché diversi soggetti del territorio, associazioni come Arci, la stessa Virgilio (di don Massimo) e il progetto Terra Aperta (in cui sono confluite cooperative e la Cgil) sono al lavoro per dare vita a progetti "post accoglienza" grazie a un bando della Regione Toscana. —
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