Gioco
I volontari del Fai vogliono far rivivere la Villa Montebuono scrigno di Spazzavento
Nei giorni scorsi la dimora è stata aperta alle visite dopo la pulizia «Puntiamo a riaccendere l’attenzione su questo storico immobile»
la visita
La collezione di agrumi era la cifra della nobiltà, dice la professoressa Carla Romby indicando quei grossi vasoni con piante di limoni che cingono i viali del giardino all’italiana della Villa Montebuono a Spazzavento, aperta in via eccezionale per le giornate del Fai.
«Quella che si vede oggi è la pallida idea di ieri», spiega la guida ai tanti appassionati che non si sono lasciati scappare l’occasione di “entrare dentro” alla storia della villa, oggi decadente ma dal fascino unico. I limoni e la fontana nel grande giardino su cui si affaccia la loggia della struttura abitata fino ad una trentina di anni fa ed oggi privata, sono tra i pochi elementi ancora visibili che raccontano lo splendore di un tempo.
Il resto passeggiando per le stanze affrescate vuote si può solo immaginare: i grandi saloni con i camini, la stanza-armadio (l’unica rimasta intatta dopo la vendita all’asta dei beni della villa nei primi anni’90), le cantine, le stalle e l’immensa limonaia. Con grandi finestroni al sole per il bene delle tantissime varietà di limoni che vi erano stipati.
«Per chi l’ha vista quando ci abitava la contessa, vederla così è un peccato», sussurra un ragazzo agli altri visitatori. Come molte persone del circondario, ha conosciuto ai tempi d’oro questa dimora su cui i volontari del Fai vogliono riaccendere una luce.
Come hanno fatto negli anni – racconta Andrea Bartolini del consiglio direttivo del Fai Giovani – con la chiesa di San Leone e il Parterre di Piazza San Francesco. Il primo ristrutturato dalla Fondazione Caript e dalla Conad diventando centro attrattivo di Pistoia Capitale proprio dopo le aperture e le iniziative promosse dal Fai, che negli ultimi anni si è attivato per spingere al recupero del centralissimo Parterre. «In questi giorni abbiamo pulito il giardino e la villa anche se non sembra – scherza Bartolini adducendo alle difficoltà di combattere con l’incuria degli anni – sperando di accendere le luci su questo bene come è stato in passato sugli altri luoghi della città».
L’ultima abitante della villa, morta senza eredi nel 1989 a 94 anni, è stata la contessa Maria Clorinda de Franceschi, laureata in agraria, che aveva portato avanti la vocazione alla cura del giardino del padre Carlo a cui è intitolato tra l’altro l’Istituto Agrario di Pistoia. Anche per questo sembra davvero strano che la grande collezione di attrezzature agricole storiche della villa non possa essere messa a disposizione dei giovani studenti della città.
La famiglia de Franceschi acquisisce la villa nei primi anni dell’Ottocento dai Panciatichi, la potente famiglia pistoiese legata ai Medici che l’aveva fatta costruire nel 1338. È Tommasa Panciatichi (figlia di Pietro, ultimo erede maschio del casato) che, dopo la separazione dal marito Giulio Giuseppe Amati, vende Montebuono a Giovanni Battista Franceschi. Generale dell’esercito francese (la pronuncia del cognome era infatti “Franceschì” ) di stanza a Livorno, corso come i Bonaparte di cui era amico, fu nobilitato con il “dè” per la brillante carriera militare. Richiamato alle armi, morirà nella disastrosa campagna di Russia. –
Elisa Pacini
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