Il Tirreno

Pistoia

tragica gita 

La piccola Blessing è morta in 3-5 minuti

Massimo Donati
Il luogo in cui si è consumata la tragedia il 2 luglio scorso (foto Gori)
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Il luogo in cui si è consumata la tragedia il 2 luglio scorso (foto Gori)

Pistoia, anche gli esami istologici confermano che l’annegamento della bambina non fu dovuto a malori o traumi

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PISTOIA. I risultati degli esami sui campioni istologici non sono serviti a far luce sulla tragedia. Hanno soltanto confermato quella che è stata fin da subito l’unica certezza. Che la morte della piccola Blessing era avvenuta per asfissia da annegamento. Una conferma messa adesso nero su bianco nella consulenza tecnica disposta dalla procura di Bologna e depositata nei giorni scorsi. La consulenza quindi non ha potuto capire il perché la bambina sia annegata in meno di mezzo metro d’acqua. Il perito del pm titolare dell’inchiesta, Flavio Lazzarini, ha infatti escluso qualunque tipo di concausa: nessun segno di violenza, nessun trauma, niente patologie endogena o malformazioni congenite... E neppure una congestione, visto che la piccola non aveva mangiato, né quel famigerato choc termico che ogni anno tante vittime miete anche fra gli adulti che passano dal sole alle acque relativamente più fredde del mare o di un lago e che perdono immediatamente i sensi.. Come detto, le conclusioni del medico legale Federica Fersini, sono adesso state confermate anche dai risultati degli esami su alcuni campioni istologici prelevati nel corso dell’autopsia dalla collega Ornella Leone.

La consulente del pm, nella propria relazione, ha anche espresso le proprie valutazioni su quelli che sarebbero stati i tempi della tragedia, specificando come, in base alla letteratura scientifica, la morte per annegamento in acqua dolce avvenga in un lasso tra i 3 e i 5 minuti, a seconda della quantità di liquido inalato. Naturalmente dal momento in cui l’acqua entra nei polmoni a quello in cui inizia l’intervento di soccorso per liberare le vie respiratorie.

Come conferma l’avvocato Marco Giampaoli, del foro di Pistoia, che, insieme alla collega Giada Palandri, del foro di Prato, rappresenta la famiglia della bambina. «Evidentemente però – aggiunge – nessuno l’ha vista mentre finiva sott’acqua. Ci può stare che, con cento bambini presenti, per una ventina di secondi possa venire meno la sorveglianza. Ma no se si parla di minuti. Aspettiamo adesso la decisione del pubblico ministero».

Il fascicolo aperto dalla procura di Bologna all’indomani della tragedia avvenuta il 2 luglio nelle acque del fiume Reno, a Molino del Pallone, rimane per il momento ancora a carico di ignoti. Ma non è escluso che a giorni, con l’ipotesi di omicidio colposo, qualcuno possa essere iscritto nel registro degli indagati. Gli inquirenti infatti in questi mesi hanno cercato di appurare se la bambina – così come i suoi compagni di gita – fossero adeguatamente sorvegliati dai responsabili del campo estivo.

Anche alla luce del fatto che, secondo quanto è stato accertato dai carabinieri della Compagnia di Vergato, intervenuti sul posto, in quel tratto di fiume teoricamente non si poteva fare il bagno (cosa che da sempre tutti fanno, adulti e non): in base ad una delibera della Regione Emilia-Romagna, la 783, pubblicata il 12 giugno precedente, quelle acque non sono “destinate alla balneazione”. Come del resto, in base a tale delibera, tutte le acque superficiali interne della regione.

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