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Da operaio a comandante della polizia municipale Il riscatto di Lo Iacono

Stefano Fiori
Da operaio a comandante della polizia municipale Il riscatto di Lo Iacono

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montale. Villa Castello Smilea a Montale ospiterà, il prossimo giovedì 17 ottobre, alle ore 21, la presentazione del libro di Cataldo Lo Iacono “Mandorle amare”, pubblicato da Pedrazzi Editore nella collana Gli Aedi. Un libro sorprendente, a tratti commovente, un'epopea di vita vissuta in prima persona dall'autore del libro, Cataldo Lo Iacono, siciliano di Marianopoli (Caltanissetta) emigrato a 16 anni in Toscana, a Montale, per dare un indirizzo diverso ad una vita che appariva senza prospettive. Un'esistenza che sentiva di poter cambiare soltanto diventando l'ennesimo emigrante di Marianopoli. Ricominciare da zero, armato solo di tanta volontà, in un luogo che potesse rendere reali i suoi sogni. E in 51 anni Lo Iacono è riuscito in questa difficile impresa, prima lavorando come operaio nella fabbrica Superlana di Montale, poi svolgendo il servizio militare nei paracadutisti della Folgore, quindi gettandosi a capofitto negli studi, frequentando le scuole serali fino a conseguire con pieno merito l'agognato diploma. Il resto è storia nota, con la gratificante carriera di comandante della Polizia Municipale di Montale. Molti e prestigiosi i riconoscimenti ottenuti, tra i quali l'onorificenza di “Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana”. In pensione da pochi anni, Lo Iacono è tuttora qualificato ospite di numerosi convegni e nelle scuole di tutta Italia.

Perché il titolo “Mandorle amare?

«La mandorla è il simbolo delle zone dove sono nato. A febbraio ci sono grandi festeggiamenti per la fioritura delle mandorle, a Marianopoli e nella vicina Agrigento. Il mandorlo è il primo albero a fiorire, a fine inverno ed è come se annunciasse la primavera. Poi esistono mandorle dolci, che servono per preparare i dolciumi e mandorle amare, che sono tossiche e non vanno mangiate. Il titolo mandorle amare sta a significare che nella vita inevitabilmente ci attendono anche delle amarezze».

Nel libro lei descrive esperienze positive e negative che ha vissuto, sdoppiando i 22 capitoli in altre storie spesso aventi un solo filo conduttore: non le sembra di essersi messo sotto una lente d'ingrandimento, con scopi apparentemente celebrativi?

«In effetti racconto delle esperienze di vita molto personali, ma ciò non dev'essere affatto visto come un'autocelebrazione. Il mio intento è di fornire l'immagine di un Cataldo molto umano, che lotta, soffre e può addirittura apparire fragile».

Anche lei è stato un emigrante?

«Certo, e i pregiudizi che ancora oggi riguardano questa categoria esistevano già negli anni ’60 e '70, pure noi siciliani eravamo disprezzati. Ricordo che una ragazza che mi piaceva rifiutò il mio corteggiamenteo, dicendo “non mi metterò mai con un siciliano”. Mi umiliò, confesso che quel giorno diventai polvere e macerie».

Come procede la diffusione del suo libro?

«Ne sto vendendo parecchi all'estero, negli Usa, in Germania, Belgio e Svizzera ad amici emigranti siciliani. Sono commossi da ciò che ho scritto e molti affermano che, cambiando il nome dell'autore, ognuno di loro potrebbe figurare al mio posto poiché tutti si riconoscono nei luoghi e nelle situazioni che ho descritto».

Ha dei ringraziamenti?

«Sì, al Comune di Montale e a tutte le associazioni culturali e sociali del territorio montalese che hanno aderito in blocco a questa iniziativa; ciò mi fa immensamente piacere perché conferma la solidità e la bellezza del rapporto che ci lega ormai da oltre 40 anni». —

Stefano Fiori

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