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«Pistoia è nel mio cuore ma a Siena devo tutto»

Alessandra Tuci
«Pistoia è nel mio cuore ma a Siena devo tutto»

Bartoletti è il fantino che scompigliò il Palio vincendo la prima volta nel 2007 Da allora è chiamato Scompiglio. «Quando hai successo, dimentichi la fatica» 

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«Il tuo soprannome sarà Scompiglio perché domani devi scompigliare questo Palio che sembra l’abbiano già vinto altre accoppiate», gli disse il suo capitano. E così fu.

Era il 16 agosto 2007 quando un giovane pistoiese di nome Jonatan Bartoletti debuttò e vinse il Palio di Siena con il baio Brento (il cavallo più anziano in gara), creando un vero e proprio “scompiglio” tra quella che sembrava essere una sorte già segnata in partenza. «Il soprannome te lo dà il capitano quando debutti e ti rimane per tutta la vita».

Tante erano le accoppiate vincenti quel giorno, persone che avevano già collezionato medaglie in passato con cavalli molto forti. Ma Jonatan non si lasciò intimidire: quella passione viscerale, unita ad una caparbietà senza ostacoli, gli regalarono non solo la vittoria proprio il giorno del suo debutto, ma anche un nome che è rimasto impresso nel cuore e nelle menti di pistoiesi e non. Un primato insomma. Con delicatezza, in punta di piedi però. Quasi in contrasto con il nome che porta, sono la gentilezza e l’umiltà a contraddistinguerlo.

Voce pacata, profilo basso, Scompiglio, che oggi ha 38 anni, si divide tra famiglia e lavoro, senza molte distrazioni.

«Sono molto legato alla mia famiglia, per me è tutto». Fino a 20 anni Jonatan lavora in un vivaio nella sua città natale. «Le possibilità erano quelle che erano», racconta, poi decide di dedicarsi completamente alla sua passione: i cavalli. «Ho deciso di smettere di lavorare e di buttarmi a capofitto in questo mondo. È stata una scelta non facile, ho dovuto fare grossi sacrifici, vincere è una sensazione bellissima ma la strada è sempre in salita».

Al Palio di Siena le vittorie sono 5: nel 2007, 2012, due volte nel 2016 e nel 2017, per la terza volta consecutiva; un’altra vittoria la ottiene al Palio di Castel del Piano nel 2012.

Ma qual è stata la gara più emozionante? «Tutte lo sono, quando vinci ti rimangono tutte in testa – racconta – certo la prima lo è stata particolarmente, debuttare e vincere è una soddisfazione che ti rimane per tutta la vita. La gioia che si prova è immensa, è ciò che ti ripaga di tutti i sacrifici. Devo ringraziare tutta la mia famiglia che mi è sempre stata accanto, senza di essa non sarei la persona che sono adesso». Ed è proprio la sua famiglia il pensiero costante di Scompiglio, la sua ragione di vita, al pari della sua grande passione.

La rammenta sempre, in ogni parola che dice c’è un velato riferimento agli affetti che lo circondano, primo tra tutti quello della moglie Marzia, sua compagnia inseparabile. «Siamo una famiglia vecchio stampo, molto unita».

Distrazioni? Poche. «Sono abbastanza “casalingo”, quando torno a Pistoia mi piace godermi la mia casa e le mie cose. Al massimo qualche cena fuori, ma sempre con la mia famiglia».

Da agosto fino a dicembre Scompiglio vive nella sua Pistoia, di cui è innamoratissimo, poi da gennaio fino ad agosto si trasferisce a Siena. Le sue scuderie sono a Monteriggioni.

«Pistoia è la mia città, ci sono nato e cresciuto. È sempre nel mio cuore, anche quando sono lontano. Pistoia è la mia casa, fa parte di me. Però Siena la ringrazierò sempre, mi ha dato tanto e mi sta dando tanto: è grazie a lei se ho avuto la fortuna di fare della mia passione il mio lavoro. E questo non potrò mai dimenticarlo. A Siena devo tutto».

Per lui però, Pistoia è Pistoia. È la città che gli ha dato il trampolino di lancio. E rappresenta anche quella Giostra dell’Orso a cui è stato legato nel rione del Drago.

«La Giostra è una manifestazione importante per la città. è cambiata molto in questi anni, ci sono oggi dei paletti ed è giusto che ci siano. Bisogna adeguarsi alle situazioni del momento».

I rioni fanno un grosso sforzo, continua Scompiglio, non è facile portare avanti una manifestazione del genere, non dura solo un giorno, dietro c’è un lavoro certosino di un intero anno. «C’è da ringraziare tutte le persone che fanno questo lavoro con passione. Occorre gente che stia dietro ai cavalli, ai veterinari, al cibo, ci vogliono diversi soldi. C’è da trovare chi monta i cavalli».

Sacrifici che chi è del mestiere come lui conosce bene. «Non è semplice fare questo lavoro. Oltre al sacrifico e alla passione ci vogliono persone che ti seguono e che ti sostengono».

Cosa ti spinge ad andare avanti? «Quando vinci ti ricordi di tutta la fatica che hai fatto per arrivarci e non vuoi più smettere. Ma i momenti brutti sono più di quelli belli, le sconfitte sono tante. Le vittorie sono poche e durano un attimo. Ma la vittoria ti ripaga dei sacrifici. Questo è lo stimolo più grande». –

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