Toscana
«Pistoia? Una città meravigliosa» Bagno di folla per Carlo Verdone
Il popolare attore e regista romano è stato l’ospite speciale del festival “Presente Italiano” Alla biblioteca San Giorgio ha incontrato i suoi fan ai quali ha regalato autografi e aneddoti
L’INCONTRO
«Quarantadue anni di carriera sono moltissimi, ogni tanto mi chiedo come ho fatto a resistere». Carlo Verdone si è raccontato a Pistoia, dove è stato l’ospite speciale del festival Presente italiano. Al pubblico, numerosissimo in tutti gli appuntamenti che lo hanno visto protagonista, non ha lesinato né autografi né gag, confidenze e aneddoti. E alla città, dove è giunto venerdì sera, ha dedicato un post sulla sua pagina Facebook: una foto che lo ritrae in piazza del Duomo, dove definisce Pistoia meravigliosa. «Mi mancava solo questa: la Toscana la conosco tutta, mio padre era di Siena – dice – ho visto bei palazzi, begli interni, belle piazze, gente molto affettuosa». Alla domanda se Pistoia potrà essere in futuro la location per un film, risponde: «Perché no». Un amore decisamente ricambiato dai fan, che ieri mattina lo hanno accolto con un lungo e altrettanto generoso applauso in biblioteca San Giorgio, dove il regista e attore è intervenuto per una tavola rotonda sul cinema italiano.
Del suo lungo percorso Verdone, attualmente impegnato nel nuovo film ( “Si vive una volta sola”) in uscita a febbraio, spiega che «è un privilegio che hanno avuto in pochi: oggi per un attore è difficile entrare nel cuore delle persone. Buona parte del pubblico degli anni’80 e’90 non c’è più e i film sono fruiti in maniera diversa, magari sullo smartphone e non più solo nelle sale. Che spero non muoiano mai: sono un centro di aggregazione. Non ho niente contro le serie tv, ma il cinema continua ad avere più anima».
In biblioteca, in un auditorium Terzani gremito, è stato presentato il numero monografico della rivista” Inland” dedicato proprio a Verdone, all’incontro affiancato da Ilaria Floreano di Bietti Editore e da Roy Menarini, curatore della pubblicazione. Un’occasione preziosa, questa, per ripercorrere i momenti salienti del suo cinema, ma anche per ascoltare il racconto di episodi e tratti personali: dall’immagine della moto scelta per la copertina della rivista a quelli riguardanti le farmacie, il quartiere romano che lo ha visto crescere e l’abitudine di alzarsi presto la mattina («Molti colleghi si alzano alle due del pomeriggio, ma così non vedi nulla della vita», osserva).
«Sono felice di aver iniziato con Sergio Leone – racconta – grazie a questa figura così importante ho debuttato nel migliore di modi. Non cambierei nulla della mia carriera: anche un film non riuscito al 100% mi è servito per affrontare il successivo con maggiore concentrazione, forza e coraggio. Ho sempre fatto le mie scelte con sincerità».
Come il pubblico, anche l’attore si dice legato ai film degli anni’80. «Ma sarei patetico se continuassi a fare le stesse cose. Dopo “Io e mia sorella” ho capito che mi dovevo in un certo senso deromanizzare».
Il festival gli ha dedicato una mostra fotografica nell’atrio di Palazzo comunale e una retrospettiva con quattro proiezioni al cinema Roma scelte dallo stesso autore. Il primo, “Ma che colpa abbiamo noi”, segnò il suo ritorno dietro la macchina da presa dopo “C’era un cinese in coma”: un lavoro, quest’ultimo, amaro, che nell’immediato ottenne pochi riscontri dal pubblico, poi rivalutato. «Ero fermo da due anni, non sapevo se il pubblico si era allontanato. Del resto, come si fa a non perdere una battaglia? Non partecipandovi, ovviamente. Così dopo quell’esperienza portai i miei figli in giro per il mondo, recuperando il rapporto con loro. Dopo pensai che la cosa migliore fosse rientrare nel cinema puntando su coralità e regia. Ed ebbi ragione».
Gli altri film dell’omaggio pistoiese sono “Compagni di scuola”, “Posti in piedi in paradiso” e “Maledetto il giorno che ti ho incontrato”.
«Volevo mostrare il Verdone regista – spiega – una buona regia non è legata soltanto a come muovi la macchina. È importante anche come muovi gli attori dentro l’inquadratura, come quelli che entrano ed escono in Compagni di scuola».
Tra venerdì e ieri, le proiezioni e gli incontri in sua presenza, compreso il dj set in piazza dell’Ortaggio, sono stati affollatissimi. Lui, intanto, ha promesso: «Voglio tornare a Pistoia per dedicare una giornata al museo dei treni antichi, sono un appassionato e collezionista». –
Giulia Gonfiantini
Altro servizio a pag. 23
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