Sicurezza
L’autopsia non scioglie i dubbi Ancora nessun indagato
PISTOIA. Che la morte della piccola Blessing era avvenuta per annegamento, era stato chiarito fin dai primi giorni dopo la tragedia. E i risultati della consulenza tecnica disposta dalla procura di Bologna lo hanno confermato. Ma il perché la bambina sia annegata in meno di mezzo metro d’acqua non ha ancora avuto risposta.
In base ai primi dettagli filtrati dal palazzo di giustizia, sembra che neppure il perito del pm stitolare dell’inchiesta, Flavio Lazzarini, sia riuscito ad accertarlo, sebbene abbia escluso che possa essere dipeso da un malore o da una caduta con conseguente perdita di coscienza. Ancora se, per completare il quadro, il medico legale Federica Fersini, deve attendere il risultato degli esami su alcuni campioni istologici prelevati nel corso dell’autopsia, alla quale ha preso parte anche il consulente tecnico nominato dai genitori della piccola, assistiti dagli avvocati Marco Giampaoli, del foro di Pistoia, e Giada Palandri, del foro di Prato.
Il fascicolo aperto dalla procura di Bologna all’indomani della tragedia avvenuta il 2 luglio nelle acque del fiume Reno, a Molino del Pallone, rimane ancora a carico di ignoti. Ma non è escluso che già a giorni, con l’ipotesi di omicidio colposo, qualcuno possa essere iscritto nel registro degli indagati. Gli inquirenti infatti in questi mesi hanno cercato di appurare se la bambina – così come i suoi compagni di gita – fossero adeguatamente sorvegliati dai responsabili del campo estivo.
Anche alla luce del fatto che, secondo quanto è stato accertato dai carabinieri della Compagnia di Vergato, in quel tratto di fiume teoricamente non si poteva fare il bagno (cosa che da sempre tutti fanno, adulti e non): in base ad una delibera della Regione Emilia-Romagna, la 783, pubblicata il 12 giugno precedente, quelle acque non sono “destinate alla balneazione”. Come del resto, in base a tale delibera, tutte le acque superficiali interne della regione. —
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