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Pistoia

il personaggio 

Miro Mati, una vita dedicata al fascino di alberi e piante

Giulia Gonfiantini
Miro Mati, una vita dedicata al fascino di alberi e piante

Premiato dall’Associazione Vivaisti, l’imprenditore annuncia l’uscita di un libro «Il verde è l’espressione naturale più bella che ci sia, capace di ispirare le arti»

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pistoia. Per Miro Mati il vivaismo ornamentale non è solo un comparto agricolo, ma quasi un modo per sperimentare la bellezza nell'ambiente che ci circonda. Nel '52, a 19 anni, fece il suo ingresso nell'azienda di famiglia, fondata dal nonno Casimiro nel 1909, da cui ha osservato le trasformazioni delle tendenze e del mercato, anticipato i tempi, innovato.

«Non mi aspettavo questo riconoscimento, mi è piaciuto molto e ho trovato l'evento interessante», ha detto dopo aver ricevuto uno dei premi della Serata del vivaismo 2019.

Lei ha un punto di vista privilegiato sull'andamento del settore.

«Più che un vivaista, sono un po' un precursore dell'attività di collocazione delle piante prodotte dal vivaismo. Fin dall'inizio mi sono occupato della progettazione degli spazi verdi. Non facevo giardini seguendo la logica della decorazione, mi interessava la scenografia creata dagli alberi. Fin da giovane trovai riscontro nelle autorità locali, che mi affidarono le mostre del vivaismo pistoiese».

Qualche incarico in particolare?

«Ho fatto più volte Euroflora con grandi soddisfazioni. Una volta tornammo a casa con 56 medaglie d'oro, un'altra, ad Amsterdam, portammo l'Italia al primo posto con una combinazione di tecnologie, in ex aequo con un raffinato progetto del Giappone. Tra le realizzazioni, penso al giardino delle Cappelle medicee di Firenze, ricostruito sulla base di disegni storici».

Il suo è un approccio creativo?

«Sì, ho sempre fatto ricerche in tal senso, come quelle sulle tecnologie per migliorare la qualità delle piante da trasferimento. All'università non mi interessava coltivare grano o fagioli ma le piante, con tutto ciò che di bello ci si poteva fare».

Com'è cambiato il vivaismo locale?

«Come altri settori economici negli ultimi anni ha un po' sofferto. Nel frattempo sono emerse novità, quali le piante da contenitore e l'evoluzione nella commercializzazione dei prodotti. Poi c'è la questione generale della progettazione del verde nelle città. Di recente il governo tedesco ha privilegiato la scelta di piante sulla base di ricerche compiute da istituti universitari e non solo, del resto le specie adatte all'urbanizzazione non coincidono necessariamente con quelle spontanee. Oggi (venerdì, nda) Francesco Ferrini ha citato il pero cinese è tra i più adatti al clima cittadino».

Piante Mati è ora guidata dai suoi figli Francesco, Andrea e Paolo. Quali novità apportano all'attività di famiglia?

«Si sono adeguati ai tempi, com'era auspicabile: non si può più coltivare come 40 anni fa. Allora c'erano interessi diversi. Sulla base del giardino all'italiana, era nato il vivaismo. Poi con la globalizzazione i gusti sono cambiati e le produzioni si sono spostate su piante ornamentali facilmente trasportabili. La diffusione del vaso e del contenitore è lontana dalla tradizione pistoiese delle piante a terra. Ma oggi non seguire questa evoluzione sarebbe irrazionale».

Sedici anni fa ha pubblicato, con Pacini Editore, il libro “Piantare alberi”. Ce ne saranno altri?

«Sì, sta per uscirne uno sulla bellezza delle piante. Per me il verde è l'espressione naturale più bella che si possa immaginare, capace di ispirare la bellezza che ritroviamo nelle arti». —

Giulia Gonfiantini

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