Toscana
Le donne sono più istruite degli uomini ma lavorano in settori con paghe più basse
La denuncia del sindacato Cgil: «A Pistoia il tasso di occupazione si ferma al 59,7% contro il 65,3% dei maschi»
PISTOIA. Lavoro povero e precario. Una maggiore istruzione che però non sempre si accompagna a una migliore occupazione. Settori di impiego meno remunerati, imposizioni di part time segmentati e condizioni di lavoro che non rispondono alla necessità di conciliare i tempi di vita e di lavoro, in società in cui la cura della famiglia è ancora quasi totalmente a carico della donna.
Nonostante una situazione che, a livello regionale, pone Pistoia nella media rispetto alle altre province toscane (e in una condizione migliore rispetto alla media nazionale) la condizione lavorativa femminile è un quadro a tinte fosche.
Il tasso di disoccupazione 2018, in provincia, vede le donne all'8,6% contro il 7,9% degli uomini (in Toscana il rapporto è 8,5% donne e 7,3% uomini, a livello nazionale 11,8% donne contro 10,6% uomini). Dati che, se riportati al tasso di occupazione 2018, vedono le donne lavoratrici ferme al 59,7% contro il 65,3% degli uomini (a livello regionale l'occupazione femminile è al 60,5% contro il 66,5% di quella maschile, mentre a livello nazionale i numeri vedono le donne occupate ferme al 49,5% e gli uomini al 58,5%).
Una disparità che si rispecchia anche nelle retribuzioni minori per le donne e nella scelta, spesso obbligata, di lavori in settori meno qualificati, anche quando la donna possiede una maggiore istruzione rispetto al collega uomo.
I numeri sono quelli illustrati dal Coordinamento donne Cgil Pistoia, insieme al Coordinamento donne Spi Cgil Pistoia, in vista della prima assemblea di area vasta (Pistoia, Prato e Firenze) tutta al femminile (in cui parteciperanno delegate, funzionarie e pensionate) che ruoterà intorno ai temi del lavoro, dei diritti delle donne e della conquista dell'autonomia. Un'assemblea che precede quella nazionale che si svolgerà a Roma il 5 ottobre.
«Nonostante la situazione nella provincia di Pistoia sia migliore rispetto alla media nazionale, la strada per la parità di genere nel mondo del lavoro è ancora molto lunga», commenta Silvia Biagini, membro della segreteria generale della Camera del lavoro di Pistoia e del Coordinamento donne, insieme a Mina Barbato, Alberta Bresci e Luana Maestrini del sindacato pensionate donne. «Nel secondo trimestre 2019 – prosegue Biagini - dei 10.958 avviamenti al lavoro registrati nella nostra provincia (5483 sono donne e 5475 sono uomini), gli avviamenti a tempo determinato sono soltanto 1.440, pari al 13,1% del totale. Ma ancor più gravi sono i numeri che ci dicono come a ottenere il tempo indeterminato siano stati il 67,5% degli uomini contro il solo 32,5% delle donne». Mentre, se si guardano i numeri dei contratti a tempo determinato, che nel primo semestre 2019 sono stati 6.009, ben il 51% dei casi coinvolge le donne. Per quanto riguarda i settori a maggiore presenza femminile in provincia, quello dei servizi alla persona vede le delle donne al 73,8%. Nel settore ristorazione si contano il 59,3% di donne, in quello dei servizi alle imprese la presenza femminile è al 60,4%, nel sistema moda si conta il 51,9% delle donne, mentre nel commercio la presenza delle donne si attesta al 50,4%.
«A preoccuparci ancora di più - spiega Biagini - è la condizione di segregazione delle lavoratrici in occupazioni e settori meno remunerativi rispetto a quelli maschili. Anche per questo, come Coordinamento donne e Spi Cgil, continueremo a impegnarci per una contrattazione inclusiva di genere, affinché lo squilibrio occupazionale e salariale tra uomo e donna si riduca a zero». —
Valentina Vettori
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