Il Tirreno

Pistoia

TRA STORIA e CRONACA 

I casalini alla prima crociata e un pievano diventato papa

I casalini alla prima crociata e un pievano diventato papa

Paolo Gestri, collaboratore del Tirreno, dedica un libro a Casalguidi e Cantagrillo La presentazione è prevista oggi alle 17.30 nel salone del circolo Arci Milleluci 

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CASALGUIDI. Al tempo della prima crociata un gruppo di casalini vestì l’usbergo per liberare il Santo Sepolcro e prima di essere papa, Leone X, fu pievano a Casale. Sono due recuperi storici in evidenza nel neonato libro “Casalguidi e Cantagrillo, dalla storia di ieri alle gente di oggi” che viene presentato alle 17,30 di oggi nel salone del circolo Arci Milleluci in occasione della Fiera, contestualmente alla mostra d’arte “I Pistoiesi”. Promotori della pubblicazione le Milleluci e l’associazione “Forti Legami”; curatore di entrambe le iniziative, Paolo Gestri, collaboratore del “Tirreno”, che ha ripreso gli studi del canonico Alfredo Pacini, ricercato testi inediti, rari e preziosi, ed ha interpellato la gente per ricomporre in un unico quadro il tempo che fu e quello presente dei due borghi in questione. Ognuno di questi ha molto da raccontare; per entrambi una storia che stupisce sempre.

La partecipazione alle Crociate si riferisce alla prima spedizione. Nel 1096, quando il papa Urbano II chiamò a raccolta il popolo cristiano contro i Saraceni, era vescovo di Pistoia Pietro dei conti Guidi. E questi infiammò l’animo di suo fratello, il conte Guido che portò in Terrasanta 400 pistoiesi. Siccome Casale era un feudo dei Guidi – e non a caso aveva preso nome di Casalguidi – c’è da credere che anche un gruppo di casalini abbia vestito la spada e l’usbergo per liberare il Santo Sepolcro.

Quanto al pievano, in seguito papa, si trattava di “don” Giovanni de’Medici, prediletto figlio di Lorenzo il Magnifico. È ben noto che i Medici erano banchieri accorti e politici previdenti, Lorenzo su tutti. Per cui Giovanni venne avviato alla carriera ecclesistica e fatto pievano a soli 7 anni, di Casale e pure di Carmignano, con altre cariche ecclesiastiche a Firenze, Fiesole, Arezzo e Prato. La cosa non deve stupire. Si era in tempi di nepotismo e i Medici avevano a cuore la ragion di Stato, traducibile in prestigio e fiorini. Resta il fatto che questa loro “scelta Casale” dimostra l’importanza dello storico borgo. Importanza che fu confermata anche due secoli dopo allorché il vescovo di Pistoia e Prato, monsignor Strozzi, aggiunse Casale alle due città come sede triennale della processione di Gesù morto, detta oggi Festa Bella.

La storia di ieri ostenta poi molti altri capitoli prestigiosi. Esemplare è il canonico Kelli. Napoleone lo elesse “moderatore” del liceo Forteguerri, il granduca Leopoldo I lo propose vescovo e Scipione de’ Ricci lo considerò suo vice. Fu uno che dava tutto ai poveri, che non faceva pagare le tasse agli studenti e che, pur prete, faceva studiare, obbligatoriamente gli anticlericali Rousseau e Montesquieu. La storia ostenta anche i giardini dov’era d’uso villeggiare, l’arte del Malatesta in chiesa, il ricamo del Punto Casale, famoso nel mondo, la Fiera più bella e la fatica dei fornaciai e dei famosi ambulanti di Cantagrillo. Nel “terzo stato” c’è poi “Pesciolino galantuomo” benvoluto barista dei fascisti e dei comunisti, c’è anche Biga, muratore che rifece la cupola in chiesa buttata giù dai tedeschi, e l’ultimo pastore Pino che vive con dieci capre. Infine, la gente di oggi. La retorica non c’entra, ma è quella che manda avanti le associazioni e i circoli, che organizza lo sport e lavora per la Fiera e per la Festa Bella. Tanti nomi e tanta passione. Brava gente cui il libro è dedicato. –



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