Il Tirreno

Pistoia

la tragedia di piazza carnevale 

Uccise il padre dell’amico con un calcio: 22enne alla sbarra col giudizio immediato

Massimo Donati

Niente udienza preliminare, per il pubblico ministero le prove della responsabilità di Alessio Bini sono evidenti

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PISTOIA. Le offese, urlate ripetutamente. Nel suo andirivieni tra il giardino e la piazza. E alla fine anche quel piccolo stiletto impugnato per sottolineare le sue minacce, rese ancor più scomposte dai fumi dell’alcol. E Alessio Bini, a quelle provocazioni, le ennesime, aveva reagito d’istinto.

Sarà processato il 30 ottobre prossimo davanti al gup del tribunale il 22enne operatore sanitario montalese accusato di omicidio preterintenzionale, per aver causato la morte, facendolo cadere a terra con un calcio, del padre del suo migliore amico, il 58enne operaio vivaista Flaviano Nocentini. Una tragedia, quella avvenuta la sera del 9 febbraio scorso in piazza Salvatore Carnevale, a Pistoia, per la quale il pm Claudio Curreli, titolare dell’inchiesta, ha chiesto il giudizio immediato cautelare (saltando così la fase della richiesta di rinvio a giudizio e dell’udienza preliminare), ritenendo evidenti le prove contro l’imputato ed essendo quest’ultimo ancora sottoposto alla misura restrittiva degli arresti domiciliari.

A sua volta, l’avvocato difensore del giovane, Cecilia Turco, ha chiesto che il suo assistito sia processato con il rito abbreviato, affinché possa ottenere in caso di condanna lo sconto di un terzo sulla pena. Per questo il processo non sarà celebrato in Corte d’assise ma davanti al giudice dell’udienza preliminare di Pistoia, nel caso specifico Alessandro Buzzegoli.

La tragedia.

Sono circa le 22 di sabato 9 febbraio quando, al volante della sua auto, Alessio Bini C1 arriva davanti alla villetta al numero 4 di piazza Carnevale. Al suo fianco, l’amico Jonathan Nocentini, 27 anni, che deve prendere qualcosa in casa, dietro un altro amico. Flaviano Nocentini in quel momento esce e li vede. Claudicante per l’alcol e per un recente infortunio a un piede, si avventa contro l’auto. Le sue urla le sentono anche i vicini, che non si affacciano, perché sono abituati alle liti che vede l’operaio come protagonista.

Alessio risponde alle offese da dietro il finestrino, mentre l’uomo fa avanti e indietro fra il giardino e la piazza. E reagisce solo all’ultima sequela di invettive, forse perché questa volta Flaviano Nocentini si presenta impugnando lo stiletto. Così esce dall’auto e sferra un calcio sul sedere al padre del suo amico, che nel frattempo si è chinato in avanti per raccogliere qualcosa. L’uomo cade e sbatte la faccia sull’asfalto: probabilmente è la frattura del setto nasale a causare la morte, per via dei frammenti ossei penetrati nel cervello.

Alessio e Jonathan si precipitano su di lui, lo girano. Non respira e tentano di rianimarlo, con le tecniche imparate come soccorritori della Croce d’Oro di Montale. Le urla di disperazione fanno uscire i vicini. Jonathan chiama il 118. Ma anche le manovre dei soccorritori non sortiscono effetti. Intanto accorrono i poliziotti della Volante, seguiti dagli investigatori della Squadra Mobile. Alessio, sconvolto, disperato, viene portato in questura. E poi in carcere. —

Massimo Donati

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