Il Tirreno

Pistoia

Mesi di botte e violenze sessuali: sotto processo l’ex compagno

Mesi di botte e violenze sessuali: sotto processo l’ex compagno

Davanti ai giudici del tribunale  di Pistoia il penoso racconto della donna  costretta a subire vessazioni  e umiliazioni di ogni genere anche con il ricatto della droga

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PISTOIA. Una schiava. Da umiliare in ogni possibile modo. E da usare per soddisfare le sue voglie. Questo era per lui la sua compagna. Presa a botte, offesa continuamente, costretta a dormire per terra e lasciata senza mangiare. E, col ricatto della droga, obbligata a subire rapporti sessuali. Anche se durato per pochi mesi, un vero e proprio inferno. Che, nel corso di una lunga e penosa testimonianza, la donna ha ripercorso davanti ai giudici del tribunale di Pistoia, chiamati a giudicare il suo aguzzino, sotto processo con le accuse di violenza sessuale pluriaggravata, maltrattamenti in famiglia, lesioni gravi e molestie. I fatti contestati al 45enne operaio quarratino (di cui non scriviamo le generalità per non rendere identificabile la vittima) risalgono al periodo che va dall’ottobre 2016 e la fine di gennaio del 2017, con uno strascico fra il il settembre e il dicembre successivi, quando l’uomo, arrestato per altri motivi, era uscito dal carcere ed era tornato a tormentare la sua ormai ex compagna.

Rappresentata nel processo dall’avvocata Francesca Barontini, la vittima (che adesso sta seguendo un percorso terapeutico per tornare a vivere una esistenza normale) aveva trovato il coraggio di denunciare il suo aguzzino soltanto nell’ottobre 2017, forse spinta anche dalla paura che, dopo aver fatto del male a lei, l’uomo potesse fare altrettanto con sua figlia, allora quattordicenne. Nei mesi precedenti infatti, il 45enne operaio aveva più volte avvicinato la ragazzina, non solo per offenderne pesantemente la madre, ma per cercare di avere con lei quei rapporti sessuali che non poteva più avere con la ex compagna. Per questo, tra le accuse per le quali è finito sotto processo c’è anche quella di adescamento di minori.

Fatto sta che nella sua querela, arrivata pochi giorni dopo che era stata costretta ad andare all’ospedale per le botte ricevute, la donna aveva raccontato tutte le violenze che aveva dovuto subire, impossibilitata a reagire anche a causa della sua dipendenza dal crack, droga che il compagna utilizzava per soggiogarla e ricattava. Fregandosene del pietoso stato di salute in cui quella dipendenza l’aveva ridotta, ormai pelle e ossa. Di sopraffazioni e vessazioni sistematiche parla il capo di imputazione, e di vero e proprio stato di asservimento. Nonché delle percosse con cui il 31 gennaio 2017 le aveva fratturato le costole.

Un inferno ripercorso martedì 10 settembre davanti ai giudici del tribunale collegiale. —

M.D.

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