Il Tirreno

Pistoia

tra politica e memoria 

Bertinelli parla di Resistenza e fa il pienone a Piteccio

Fabio Calamati
Bertinelli parla di Resistenza e fa il pienone a Piteccio

Oltre trecento persone alla presentazione del libro con i discorsi dell’ex sindaco: «Chi non ricorda i partigiani e la Resistenza parla da capo di una fazione»  

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PISTOIA. Soltanto posti in piedi, ieri pomeriggio, alla Casa del popolo di Piteccio, dove l’ex sindaco Pd Samuele Bertinelli ha presentato il libro (edito da Settegiorni) che raccoglie i suoi discorsi in occasione delle celebrazioni della Liberazione di Pistoia (8 settembre), Liberazione nazionale (25 aprile) e ricordo dei martiri della Fortezza (31 marzo). Il libro si intitola “Ora e sempre Resistenza - Memoria e parole per la Liberazione”.. Era la prima volta che Bertinelli parlava in pubblico a Pistoia a due anni dalla sconfitta elettorale e indubbiamente la curiosità era tanta. Oltre trecento persone si sono pigiate nella sala della Casa del popolo. Ma l’ex sindaco ha deluso chi fosse salito fino a Piteccio per sentirlo diffondersi sulla gestione amministrativa della città o, magari, per annunciare un suo prossimo rientro nella politica attiva. Oltre a Bertinelli, hanno parlato Claudio Rosati, autore della prefazione e il filosofo Sergio Givone, oltre ai presidenti dell’Anpi Aldo Bartoli, dell’Istituto storico della Resistenza Roberto Barontini e a Carlo Fronzoni, della sezione Anpi Valoris Poli. Al centro di tutti gli interventi, il tema della Resistenza, del suo significato e del valore del ricordo in tempi come questi, in cui ritornano le minacce dei totalitarismi, delle xenofobie e dei movimenti dichiaratamente nazisti.

Bertinelli ha spiegato l’iniziativa del suo libro come un contributo alla memoria della comunità cittadina, che proprio nella lotta partigiana e nella Liberazione trova la sua radice fondante. «Disconoscere le proprie radici significa disconoscere sé stessi» ha ammonito l’ex sindaco. «Chi pensa di poter omettere persino le parole “partigiani” e “Resistenza” dalle riflessioni sulla Liberazione non parla da capo di una comunità ma da capo di una fazione». E il riferimento è ovviamente all’attuale sindaco Alessandro Tomasi, ripetutamente accusato, in questi anni, di interventi omissivi e volutamente reticenti sulla liberazione della città.

Ma, come detto, l’intervento di Bertinelli non è stato una requisitoria contro l’attuale amministrazione: lo sforzo è stato invece quello di mostrare come ogni periodo della storia recente del paese abbia proposto una sua “lettura” del significato e della portata del 25 aprile. Fino dall’immediato dopoguerra, quando pesava il fatto che «molti partigiani, che la Resistenza l’avevano fatta, finirono – spesso pretestuosamente – davanti ai giudici, mentre chi si era ben guardato dal prendere le armi si improvvisava antifascista convinto». Anche di qui – secondo Bertinelli – prese il via un processo di fossilizzazione della Resistenza, vista come una epopea di santi senza macchia, falsa e quindi ingessata.

Da qui si è passati poi alle letture sessantottesche della “Resistenza tradita”, alla terrbile stagione della lotta armata, fino all’omicidio Moro e, con un passaggio tanto brusco quanto radicale, agli anni Ottanta della “Milano da bere” . Un periodo, questo, in cui l’ex sindaco rintraccia l’origine degli stravolgimenti concretizzatisi nella “Seconda Repubblica” e nel «tradimento dei valori della Sinistra, che non può essere stata la Destra a compiere». Contro queste letture distorte e accomodate, Bertinelli ha riproposto lo sforzo di ricordare (nel senso etimologico del termine, cioè “riportare al cuore”) le dimensioni etiche della Resistenza, quelle di una scelta che i martiri che anche ieri si ricordavano, seppero perfettamente fare. Bertinelli ha anche suggerito che una lettura più attenta del periodo 1943-45 a Pistoia potrebbe gettare nuova luce anche sulla situazione odierna della città, dove poteri come la massoneria mantengono un peso rilevante. —

Fabio Calamati

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