La protesta
Addio “Mumu”, storico soccorritore della Misericordia
Capoguardia, Maurizio Musetti è stato per decenni al volante delle ambulanze. Lascia moglie e due figli
PISTOIA. Ai suoi compagni di turno lo diceva sempre, anche si trovavano a dover intervenire con l’ambulanza su delle tragiche emergenze: le difficoltà che la vita ci presenta bisogna cercare di affrontarle sempre con il sorriso. E lui con il sorriso ha affrontato anche la malattia che, alla fine, ha avuto la meglio su di lui. Se n’è andato “Mumu”, al secolo Maurizio Musetti, storico volontario e capoguardia della Misericordia di Pistoia. Aveva 68 anni, la metà dei quali trascorsi ad aiutare gli altri, al volante delle ambulanze e con la divisa addosso. . La salma è stata composta nella cappelle del commiato dell’Arciconfraternita, in via del Can Bianco, dove, nell’adiacente chiesa della Misericordia sabato 7 sarà celebrata la messa funebre.
Maurizio Musetti, che lascia la moglie e due figli, aveva lavorato a lungo come autista di betoniere, ma già prima di andare in pensione il suo tempo libero lo metteva al servizio della solidarietà. E sempre con quel suo spirito goliardico e con quella generosità senza limiti che lo hanno fatto entrare nel cuore di tutti coloro che lo hanno conosciuto.
E negli ultimi tempi, quando il tumore che lo ha colpito, non gli permetteva più di mettersi alla guida dei mezzi di soccorso, aveva continuato comunque a frequentare la sede di via Bonellina. E quando non ce l’ha fatta più a muoversi con i suoi messi, erano stati gli amici volontari ad andare a prenderlo a casa.
Luca Sforzi, anche lui volontario soccorritori, conosceva da 17 anni Maurizio, suo compagno di turno nella squadra diurna. «Ciao Maurizio, o Mumu se preferisci – scrive su Fb – Non avrei mai creduto di doverti salutare con queste poche righe che, ammetto, scrivo con non poca difficoltà, dovuta alla tristezza che in questo momento sento nel mio animo. Ma questa tristezza la devo soffocare perché mi hai insegnato, con il tuo carattere unico e burlone, che le difficoltà che la vita ci presenta vanno affrontate sempre con il sorriso anche se spesso è difficile. E allora voglio lasciare lo spazio, in questa lettera, alla goliardia con una tua famosa perla: quando durante un servizio sull’ambulanza o semplicemente nella sede della Misericordia mi assentavo momentaneamente e non mi vedevi chiedevi di me, con il tuo stile inconfondibile, e con quel tuo classico “inteccare” : «ma-ma lo Sforzi o-o-o dov’è?». Magari in quel momento ero al cellulare e allora quando mi vedevi... «Bada bada è-è a talafanare! Bada! È al talafano!». Vorrei tanto mi “talafanassi” dal cielo, ma so che questo purtroppo non è possibile. Però sono certo che riesci comunque a vedermi come puoi stare certo che ti porterò per sempre nel mio cuore». —
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