Gioco
“Pippi”, dolci e giocattoli ma poi tutti in chiesa grandi e piccini per il rito dell’unzione
Tra sacro e profano si è rinnovata ancora una volta la tradizione della festa di San Bartolomeo, protettore dei bambini pistoiesi
L’evento
C’è chi per un giorno è rientrato appositamente dalle ferie. E chi, emigrato da tempo in un’altra città, è tornato a Pistoia unicamente per l’occasione, portandosi dietro i figli.
Insomma, erano in tanti anche – e soprattutto – ieri coloro che non hanno voluto mancare l’appuntamento con la tradizione. Con quella festa di San Bartolomeo che hanno imparato ad amare fin da quando erano bambini. La “vera” festa dei pistoiesi, con buona pace di San Jacopo. Bancarelle, “pippi”, giocattoli e dolciumi. E poi la messa solenne celebrata dal vescovo Fausto Tardelli, il rito dell’unzione, con il sacerdote che tracciato una piccola croce sulla fronte dei fedeli recitando la formula “Per intercessione di San Bartolomeo apostolo e di Sant’Ubaldo vescovo, ti liberi il Signore da ogni male in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen” .
Ed ieri, come tutti gli anni, e come già venerdì sera, la suggestiva chiesa romanica di piazza San Bartolomeo si è riempita di gente, in fila per farsi ungere fino a notte fatta. Tanti i bambini, naturalmente, ma ancor di più gli adulti e gli anziani, fedeli ad una tradizione radicata nel profondo dei loro cuori. In passato le madri pistoiesi usavano chiamare i loro bambini “sbucciati”, o sambartolomei, sambartolomeini, sammei. Questo deriva dalla triste sorte accorsa a quel Natanaele (in aramaico Bar Talmaj, da cui Bartolomeo) di Cana di Galilea, che, dopo aver incontrato Gesù, visse ed operò in Mesopotamia ed Asia Minore. Fu però condannato a morte, sembra per scorticamento, in Armenia. La festa in onore del Santo, ed il suo collegamento coi bambini, risale al 1433, allorché nel complesso di San Bartolomeo i Canonici Lateranensi sostituirono i monaci benedettini, diffondendo una tradizione di origine umbra subito accolta dai pistoiesi. —
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