Gioco
I Pierazzi svelano il segreto del pallone di Santa Celestina
Alberto e i suoi due figli gemelli Andrea e Francesco da anni realizzano la mongolfiera di carta che viene fatta volare nel cielo di San Marcello
SAN MARCELLO. Quando lo portano in piazza Matteotti per essere gonfiato e fatto volare nel cielo, nessuno si fa domande. Per tutti è normale vedere il pallone di San Celestina in quel giorno, uno dei più emozionanti dell’anno per il Comune di San Marcello-Piteglio. Ma per applaudire al suo volo e magari far scendere qualche lacrimuccia di emozione, ci sono persone che per tanti giorni sono impegnate alla sua costruzione, maestri di tecniche antiche che solo loro conoscono alla perfezione.. Il Tirreno è andato dietro le quinte, a parlare con coloro che materialmente costruiscono questo pallone. E sono Alberto Pierazzi ed i figli Andrea e Francesco. Di quelli che si sono dedicati alla costruzione della mongolfiera di carta (ancora oggi si mantiene la tradizione) sono i mongolfierai più longevi, visto che è circa 40 anni che seguono questa passione. Ormai Alberto fa da super visore ed aiuta, perché il mestiere lo ha consegnato nelle mani dei due figli.
«Io e mio fratello – spiega Andrea Pierazzi, 20 ann, i e gemello di Francesco – vediamo costruire il pallone più o meno da quando si cammina, perché abbiamo sempre seguito babbo ma materialmente solo noi dall’età di 12 anni. È una bella esperienza e al di là della passione è un modo per stare tutti insieme».
Poi aggiunge. «Cominciamo a lavorarci da circa un mese e mezzo prima dell’8 settembre, ma dipende dalla stagione meteo, perché, dovendo seccare la colla che usiamo, se piove tanto ci vuole più tempo. Comunque impieghiamo 220 ore di lavoro. La carta per i festoni è in pasta di stracci come facevano alla cartiera de La Lima, mentre quella del pallone è carta più resistente».
«La mongolfiera – spiega – conta 24 spicchi e alcuni sono composti da tre pezzi mentre altri da due ed ogni pezzo bisogna incollarlo insieme singolarmente. Anche per questo è un lavoro lungo, perché non è uno spicchio unico che bisogna ritagliare ma sono spicchi che si devono costruire e poi sagomare».
I nostri protagonisti utilizzano rulli di carta e come riferimento la sagoma originale di carta. «Esiste ancora la vecchia sagoma - dice Andrea – di 70 anni fa in carta di pasta di stracci. È uno spicchio del pallone piegata in due e noi la usiamo per le sagome che ritagliamo con le forbici».
Prima dei Pierazzi hanno collaborato a costruire il pallone Paolo Romagnani e prima ancora Alberto Pierazzi ha imparato da parenti della moglie Antonella Cinotti. Tradizione ripresa dopo la Guerra, perché durante il periodo belligifero fu sospeso il volo. «Prima c’era una ditta individuale- ci racconta Alberto – l’Ical (Impresa costruzioni aerostati leggeri) di mia moglie si faceva palloni per tanti posti. Adesso la ditta non c’è più».
Ora i Pierazzi si dedicano solo alla costruzione della “loro” mongolfiera con tanta passione ma anche con un po’ di sacrifico. «È un lavoro un po’ particolare – prosegue Andrea – perché uno ci deve lavorare dai primi di luglio fino alla fine di agosto. Non è che lo si possa fare quando si vuole, perché essendo carta il rischio che si sciupi è alto. Poi lo facciamo con la bella stagione perché deve seccare bene la colla, ma questo vuol dire che siamo impegnati gran parte dell’estate».
Il pallone è alto 15 metri, con una circonferenza di 30, e viene riempito di aria calda. Andrea e Francesco sono felici di portare avanti una lunga tradizione, ma un domani, giovani che vorranno impegnarsi come loro, ci saranno per dare un futuro al pallone di Santa Celestina? —
Carlo Bardini
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